I Sogni di Peter

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QuaderDone 04 dicembre 2009

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“una cosa tale che

chiunque udirà ne avrà storditi gli orecchi”

 

Dopo il “sì” di Maria, questa volta ci occupiamo di un'altra risposta, quella del giovane Samuele, che avrà un ruolo fondamentale nella storia di Israele. Stasera partiamo dal rapporto tra Samuele e il suo maestro Eli (e la voce di Davide ci accompagna nella lettura integrale del testo, di cui segue un piccolo estratto):

 

Il Signore tornò a chiamare: "Samuele!" per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: "Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Samuele andò a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". Allora il Signore disse a Samuele: "Ecco io sto per fare in Israele una cosa tale che chiunque udirà ne avrà storditi gli orecchi." (Samuele1, 3, 8-11)

Una differenza tra Maria e Samuele, che è balzata subito agli occhi a tutti, è data dal fatto che mentre Maria, seppure inquietata dalla manifestazione, sembra subito consapevole di essere stata scelta come strumento dal suo Signore, Samuele non capisce cosa gli stia effettivamente accadendo fino a quando Eli non gli imbocca la “risposta giusta”.

Per un uomo in formazione (e la formazione non finisce forse mai), la scelta dei modelli e dei maestri è sicuramente una scleta fondamentale.

Ogni tanto la cosa avviene con la massima naturalezza (i genitori ci offrono un primo modello), ogni tanto sceglie qualcun altro per conto nostro (il Ministero sceglie i nostri Professori, l'assemblea elettorale sceglie il nostro Sindaco o il nostro Presidente del Consiglio), ogni tanto abbiamo la fortuna di scegliere in prima persona qualcuno con cui confrontarci per crescere.

Una delle immagini più efficaci di “maestro” che il cinema ci abbia mai proposto è, a mio parere, il professor Keating de L'Attimo Fuggente, di cui guardiamo le scene della prima lezione.

Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete sussurrare il loro monito. Avanti, avvicinatevi. Ascoltate, lo sentite? – Carpe – lo sentite? – Carpe, carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita. (Professor Keating ne L'Attimo Fuggente)

Un professore che i ragazzi non scelgono come tale, ma che qualcuno di loro sceglierà come maestro di vita. Capace di sconvolgere la vita dei suo studenti ...in alcuni casi anche troppo in profondità.

Ci sono maestri che dicono esattamente cosa fare, e maestri che cercano di indicare una strada, un metodo di ricerca. Maestri che si sentono traditi se i discepoli scelgono strade diverse e maestri che si sentono onorati se i discepoli trovano strade nuove. Difficilmente possiamo considerare un Maestro, però, qualcuno che non ci chiede nulla e che ci lascia devastare nell'ozio o che ci da come unica strada la totale passività di fronte alla vita e alle cose che accadono.

La FrancyGas (in serata veramente attiva) propone a questo proposito un grande tema. Quello della scelta degli idoli come alternativa ai maestri. Gli idoli del cinema e della musica, gli idoli della rete...

Spesso ci danno risposte geniali, che sembrano scritte esattamente per i nostri momenti di euforia o di tristezza, per i nostri amori e le nostre guerre.

Ma non dobbiamo dimenticare che, per quanto grandi siano, anche quando sembra che parlino di noi, a volte anche che parlino con noi, quasi mai riescono a rispondere esattamente alle nostre domande ...perchè per la maggior parte dei casi la comunicazione si svolge in una sola direzione. Da un maestro non è così sbagliato pretendere presenza ed interazione...

Il buon Benassi, nella calma della notte del suo studio radiofonico, sembra voler essere modello, ma anche alla costante ricerca di maestri, e ci racconta:

Buonanotte... qui è Radio Raptus... e io sono Benassi... Ivan. Forse lì c'è qualcuno che non dorme, be' comunque che ci siate oppure no, io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui... lui è uno di quelli bravi, bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be' non è vero... anch'io credo...Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. (..) Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.(...) Credo che ci ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia. Ecco, allora vedete un po' di ricaricare le vostre scorte con questo... (monologo radiofonico di Freccia, in Radiofreccia)

Ligabue sembra tirare fuori la sua bellissima Almeno credo proprio da questo monologo. Parlavamo di maestri ...beh, le canzoni di Ligabue credo che mi siano venute in aiuto in diversi momenti della mia vita ...non credo sia un mio maestro, anche se certamente è un po' tra i miei idoli (ma col passare del tempo anche il giudizio riguardante i nostri idoli diventa sempre più severo...).

L'innata esigenza di credere in qualcosa, in qualcuno (senza però piegarci a credere in Dio perchè troppo fuori moda, troppo lontano, troppo grande per essere capito, troppo difficile) finisce talvolta per non darci grandi soddisfazioni e per lasciarci con un po' di “amaro in bocca”, come capita qui:

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po', perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell' Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l'Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all'oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare... insomma, la facevo!” (...)

“Sono un po' stanchino. Credo che tornerò a casa ora.” (Forrest Gump)

Geniale! Guardate bene che non voglio dire che la corsa non sia utile a Forrest... e neppure che l'attraversamento degli Stati Uniti di coloro che lo seguono non abbia per loro conseguenze positive. A Forrest serve a prepararsi al grande epilogo. Agli altri serve sicuramente per impegnarsi e per pensare (magari anche rassodando i glutei!). Ma la cosa non ha poi tutto quel significato universale che le vorrebbero attribuire... Ed è difficile non restarci male quanco scopriamo di aver eletto a nostro maestro il primo svitato (per quanto fenomenale) che abbia deciso di mettersia correre.

Noi uomini siamo veramente stranissimi. Abbiamo qualcosa dentro di noi che ci spinge costantemente alla ricerca della Verità (che qualcuno di voi potrebbe rifiutarsi di chiamare “Dio”, ma che comunque mi sembra difficile pensare che non ci sia), al miglioramento di noi stessi e del mondo che ci circonda, e passiamo una buona parte della nostra esistenza a cercare di anestetizzare questa esigenza, a cercare miti piccoli che possiamo comodamente gestire, a stordirci per non pensare.

Prima di chiudere mi piacerebbe guardare insieme un film che parla di un giovane ragazzo neodiplomato che sceglie per sé un maestro severo e che non da nessun appello: la Natura in persona. Quella natura che l'elettricità, il cemento e le comodità a cui siamo abituati ci hanno completamente fatto dimenticare. Parlo ovviamente di Into the Wild. E della scena in cui (colgo il suggerimento della Marty) il futuro Alexander Supertramp decide di rinunciare all'auto nuova, alle carte di credito, alla sua identità, per tornare alle origini. Una scela coraggiosa, degna di tanto rispetto, ma che produrrà conseguenze assolutamente tragiche.

“Non mi servono i soldi, rendono le persone prudenti. Parafrasando quello che dice Thoreau: non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!” (C. J. McCandless/Alexander Supertramp in Into the Wild)

..il tempo è tiranno ...Chocolat lo terremo per la prossima volta.

Prima di partire per Dublino (un brindisi sarà sicuramente per voi...), vi lascio con un frammento di un'interessante omelia del nostro Santo Padre.

Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. (omelia del Santo Padre Benedetto XVI per i Vespri di inizio Avvento, 28 novembre 2009)

Buona vita a tutti...

andrea.prof

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Dicembre 2009 16:46

Risposta ad intervento sul sito del PD

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Sul sito del PD di Sasso Marconi (http://www.pdsasso.it), pubblicato senza alcuna firma, se non un generico “gruppo consigliare”, abbiamo trovato quello che potevamo aspettarci dal sito dei nostri avversari politici pubblicato da un anonimo.

Riportiamo l'intervento per completezza di informazione:

“Il centro - destra sassese si divide su un ordine del giorno presentato dal nostro gruppo consigliare.
L’argomento? L’unità d’Italia e i festeggiamenti previsti per il 150° anniversario a rischio visti i tagli del Governo sull’argomento.

Il motivo della divisione? Un riferimento nel testo alla lotta di Liberazione, argomento ancora oggi tabù per una “certa” destra che fatica a riconoscere il ruolo fondamentale della Resistenza nella creazione della Repubblica Italiana.”

Evidentemente chi scrive non era presente al Consiglio (l'alternativa, certo più sgradevole, è che sia in cattiva fede...).

Il nostro intervento era partito dal riconoscimento dell'importanza della Liberazione. Nessuno mette in dubbio il valore di quei partigiani comunisti, socialisti, cattolici e liberali, che hanno dato la vita per ridare la libertà alla nostra Italia, così come nessuno mette in discussione l'importanza dell'intervento americano che ha dato un fondamentale aiuto al processo.

La questione era piuttosto capire cosa significasse parlare di Liberazione all'interno di un documento che parlava delle importanti celebrazioni del Risorgimento.

La Liberazione è un tema sempre presente, soprattutto nella vita di un ragazzo delle nostre parti, grazie all'efficientissimo e capillare lavoro svolto dall'ANPI o dalle associazioni culturali! L'impressione è che di Liberazione si parli tanto, anche troppo, più per dividere che per unire.

Quello che volevamo evitare era che, invece di trovarci a parlare di Cavour, di Mazzini, del Tricolore, della spedizione dei Mille (e di eventi che si collocano nella prima metà dell'Ottocento), ci saremmo trovati a parlare di Marzabotto, dei fratelli Cervi e delle brigate partigiane. Temi importantissimi, ma storicamente poco centrati in questo caso.

Tra l'altro ci preme notare che nessuno ha votato contro l'Ordine del Giorno proposto (questo deve essere rimasto nella penna dell'autore dell'articolo...).

Basta approfittarsi del tema dell'Unità nazionale solo per creare divisione!

Questo lo fanno già abbastanza i nostri colleghi romani, e non ne abbiamo bisogno a Sasso Marconi.

Non perderemo tempo a rispondere alla parte su "White Christmas" (anche qui invito la cittadinanza a leggere i verbali, mi auguro più articolati dell'intervento dell'anonimo), perchè anche l'equazione "di destra"="razzista" ha fatto il suo tempo, come dimostrano i voti dati alla Lega da un numero sempre più alto di innocue massaie e democraticissimi pensionati ed operai. Parliamo di regolarità, di integrazione, e di soluzioni pratiche prima che la situazione ci esploda tra le mani! E parliamone come un problema sentito da una grande fetta di popolazione al di là del suo credo religioso e politico,  a cui non vanno date soluzioni razziste e xenofobe ...ma vanno date soluzioni!

Nella speranza di un po' più di onestà intellettuale per il futuro, porgiamo i nostri migliori saluti e l'augurio di un sereno Natale.

 

Andrea Micheletti ed Eugenio Salamone

per il Gruppo Consigliare PDL-Lega Nord di Sasso Marconi

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Dicembre 2009 11:35

Un sì capace di cambiare la storia

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Domenica 29 novembre 2009 inizia l'Avvento. Siamo al “Capodanno dei Cristiani” (come hanno raccontato a Jack), al giro di boa...

Cosa rende speciale questo periodo? L'Avvento è il periodo di preparazione al Natale, che pur non essendo la festa principale del calendario cristiano, è comunque una festa ricca di significati.

L'Anno Liturgico comincia con un'attesa, si sviluppa con la nascita di Gesù e con gli avvenimenti della sua vita privata e pubblica, per trovare il suo coronamento nel memoriale della Morte e Risurrezione, a cui segue la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e la promessa del ritorno del Salvatore alla fine dei tempi.

Per prepararci a Natale, stasera ci occuperemo dell'Annunciazione, festa che la tradizione cristiana fa cadere il 25 di marzo.

La storia della Salvezza inizia con un “sì”. Il “sì” incondizionato pronunciato da una bambina prescelta per diventare la madre del suo stesso Salvatore.

Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei. (Luca 1, 38)

Le conseguenze di questo “sì” saranno importanti, non solo per lei. La storia personale di Maria sarà segnata dall'evento, e non sempre in senso positivo (“E anche a te una spada trafiggerà l'anima” dice Simeone a Maria in Luca 2, 35). Maria con il suo “sì” donerà non solo un grande profeta alle tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam), ma anche e soprattutto una speranza di salvezza per l'umanità intera. Perchè anche se, come qualcuno ha fatto notare, forse in Cina le conseguenze del “sì” di Maria non sono così sensibilmente avvertite, tutta l'Umanità è chiamata alla Salvezza attraverso il dono che le ha fatto Maria.

Annunciazione Lorenzo Lotto


Lorenzo Lotto (1528)

Ossawa Tanner Annunciazione


Henry Ossawa Tanner (1898)

Porta Chiesa Ortodossa

Porta di una chiesa ortodossa rumena che sceglie l'Annunciazione come simbolo di passaggio (non vi dice nulla, in relazione al nostro tema???)

Parlare del “sì” della giovane Maria nel nostro percorso sulle scelte assume un significato particolare: ciascuno di noi, nel corso delle sue giornate, dice dei “sì” e dei “no” capaci di cambiare la sua vita, la vita delle persone che gli stanno attorno (familiari e amici prima di tutto), la storia del gruppo a cui appartiene (band musicale, squadra sportiva...), la storia del suo pese, città, nazione ...forse qualcuno di noi potrebbe essere prima o poi in condizione di poter/dover decidere delle sorti del mondo.

Per questa serata vedremo di dare un'occhiata alle situazioni che nel cinema ci hanno parlato di “scelta”, di dire “sì” o “no” alla vita e ai problemi che la vita ci pone.

Queste le mie suggestioni:

  1. Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete una lavatrice, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?” (Trainspotting - Mark Renton)

    Il film è uscito per i miei 20 anni. A molti era sfuggita una cosa, che ho colto solo riguardandomelo: non si tratta di esaltare la “scelta di non scegliere” come una possibilità di scegliere ...il protagonista è perfettamente consapevole che sta scegliendo “di non scegliere LA VITA”, anche se la “vita” nel suo caso sembra avere più connotati negativi che positivi...

  2. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. (Matrix - Morpheus)

    Le due pillole sono, almeno per quanto mi riguarda, una delle rappresentazioni più efficaci della scelta, tra quelle che possiedo nel mio immaginario filmico. Abbiamo provato a citare altre scene di film che rappresentino il momento di una scelta... Sono venute fuori un sacco di suggestioni interessanti a cui credo che attingeremo presto: la rinuncia all'auto di “Into the Wild”, la scena della caduta delle ceneri della madre in “Chocolat”, la scena dell'ascensore e del rapinatore di “SpiderMan”, la scelta di fermarsi dopo la lunga corsa in “Forrest Gump”, la scelta di dare fuoco al cinema in “Bastardi senza Gloria”, ecc...

  3. TRAMA (da Wikipedia): Lasciato dalla moglie da tre anni, dopo un matrimonio di soli sei mesi, Carl Allen è caduto in una profonda depressione, dalla quale non riesce ad uscire. Sul lavoro vivacchia, salvato da un capo un po' strambo, e agli amici dà continui bidoni (al punto di non partecipare alla festa di fidanzamento del suo migliore amico), nonostante le loro tenaci dimostrazioni di affetto. Incontra per caso un vecchio amico, che non vedeva da tempo, che lo spinge a partecipare a un convegno sull'autostima, la cui chiave di volta sta nel dire sempre un incondizionato "sì" ad ogni cosa la vita proponga. Per esempio, appena terminata questa assemblea, un barbone chiede gentilmente a Carl un passaggio in macchina, l'uso del suo cellulare e tutti i soldi che ha in tasca.

    Un film estremamente divertente che parla di una conversione dal “no” al “sì” molto drastica. Come ci viene dimostrato, anche la scelta di dire sempre di “sì” non è una gran scelta (forse è più un'autocostrizione!) e non sempre riserva delle sorprese gradevoli. La scena che abbiamo visto, quella in cui Carl partecipa al convegno sul “sì”, a metà tra tecniche di costrizione psicologica e chiesa new-age, ci ha fatto sorridere e pensare. Spero che ciascuno si sia portato a casa qualcosa della nostra chiacchierata.

Il tempo è tiranno. Sono arrivate le 22.00 ed è ora di andare a prendere il nostro solito thè.

Mentre ci salutiamo e sistemiamo, ci lasciamo accompagnare dal montaggio del monologo di Danny De Vito sui titoli di coda del film The Big Kahuna, nella versione diffusa qualche tempo fa da Radio DeeJay.

Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.

I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo

di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo,

passare la vernice sulle parti più brutte

e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta.”

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Novembre 2009 18:20

Suono – Appunti Teatrali e Contrappunti

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Dovrei esser come l'acqua che si lascia andare

Che scivola su tutto e che si fa assorbire

Che supera ogni ostacolo finché non raggiunge il mare

E lì si ferma a meditare

Per scegliere se esser ghiaccio o vapore

Se fermarsi o se ricominciare.”

(Eugenio Finardi – La Canzone dell'Acqua)

Finardi è stata una scoperta dell'anno della mia Maturità. Era il 1995. Lui aveva poco più di 40 anni e aveva già più di 20 anni di carriera alle spalle (aveva firmato il primo contratto discografico con la mitica N.1 di Mogol e Battisti). Io ascoltavo quasi esclusivamente musica inglese o americana, fatta eccezione per Zucchero. Sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, chitarrista appassionato, avevo incontrato Acustica, un bellissimo album uscito qualche anno prima.

Un album pieno di grandi successi riarrangiati in versione acustica, appunto. La sequenza Vil Coyote e Katia, due tracce consecutive, è stata consumata. E a partire da quell'album, che tuttora considero uno dei più belli della musica italiana, la conoscenza di Finardi è andata via via approfondendosi.

Cresciuto tra la cultura americana e quella italiana, interprete di blues leggendari e finissimo cantautore, anche per me ha rappresentato un ponte tra le mie frequentazioni transoceaniche e quelle connazionali.

Sabato 31 ottobre Eugenio Finardi era in teatro a Sasso Marconi. Un bel colpo messo a segno dall'Associazione Culturale Le Nuvole di Sasso Marconi e dal suo presidente Danilo Malferrari!

L'Associazione è nata nel 2002 da una “costola” della Pro Loco di Sasso Marconi, sulla scia del successo delle manifestazioni organizzate per ricordare Fabrizio De André (Volta la Carta, “...a forza di essere vento...”, ecc.), con lo scopo di valorizzare il grande patrimonio del cantautorato italiano.

L'Associazione, impegnata anche in proficue collaborazioni con altri soggetti pubblici e privati in giro per l'Italia, cura sul territorio di Sasso Marconi l'organizzazione di Volta la Carta (manifestazione dedicata a Fabrizio De Andrè, in collaborazione con la Fondazione a lui dedicata, che ha portato negli anni a Sasso Marconi Dori Ghezzi, Francesco Guccini, Romano Giuffrida, la Faber Band, i Flexus e tantissimi altri personaggi del mondo deandreiano) e Siamo Tutti Signor G (manifestazione dedicata a Giorgio Gaber, in collaborazione con la Fondazione Gaber, che ha visto la luce nel 2003 dopo la scomparsa del grande cantautore-attore).

SUONO – Appunti Teatrali e Contrappunti è stato ospitato all'interno proprio di questa seconda rassegna dedicata a Gaber e al suo teatro-canzone, che da qualche anno è entrata a pieno diritto a fare parte del programma della Tartufesta.

In questo spettacolo Finardi dimostra di essere non soltanto un grande cantautore e un grande interprete, cosa già nota da decenni che non aveva bisogno di ulteriori prove, ma stupisce i fan di vecchia data con una teatralità che tanti di loro non avevano ancora avuto modo di testare.

Infatti, in equilibrio tra parola narrata e parola cantata, esso ripercorre la sua vita partendo dall'esperienza di bimbo bilingue tra Italia e Stati Uniti, con la mamma cantante lirica americana che voleva educarlo “all'americana”, per svilupparsi, attraverso le canzoni che lo hanno reso famoso in una vita di successi, fino all'elezione di Obama e alle grandi speranze di cui il primo presidente di colore degli Stati Uniti si è trovato caricato da parte dei suoi governati e di tutto il resto del mondo. E, tra le altre cose, si trova a riflettere sul contrasto tra le grandi attese dell'Era dell'Acquario e il loro naufragare tra eroina e P38., per chiudersi all'insegna della speranza nelle generazioni future e nella loro grande capacità creativa e creatrice, e del richiamo alla primitiva istintualità dell'uomo, vero soggetto del nuovo umanesimo che ci porterà alla consapevolezza che l'Età dell'Oro non è dietro di noi, ma nel futuro della specie “uomo”.

Dai tempi degli studi teatrali all'Università di Boston, dopo anni da protagonista nella tradizione del rock d'autore, Finardi riprende il contatto con la fisicità della voce agita e del suono drammatizzato sulla scena. E non penso sia casuale il suo incontro con la Fondazione Gaber, che promuove questo testo come una grande prova di quel teatro-canzone di cui Gaber era se non inventore, certo indiscusso maestro (in collaborazione con Sandro Luporini, coautore della quasi totalità dei testi).

SUONO propone sulla scena una band capitanata dal chitarrista Max Carletti, con Federico Ariano alla batteria, Paolo Gambino al pianoforte e Stefano Profeta al contrabbasso.

Una bellissima serata che sono convinto abbia lasciato molto a tutti coloro che hanno deciso di prendervi parte, con un unico rammarico: la scarsa partecipazione dei sassesi, che, come già altre volte, non hanno saputo cogliere l'opportunità di un grande spettacolo a portata di mano...

Un peccato. Speriamo che prima o poi sappiano guarire da questo

andrea.prof

Ultimo aggiornamento Martedì 24 Novembre 2009 16:40

Consiglio Comunale 9 novembre 2009

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Non posso non dirmi un po' deluso.

L'Ordine del Giorno sull'esposizione del crocifisso nelle scuole italiane, per quanto mi riguarda, voleva principalmente essere un momento di discussione su temi un po' più alti delle solite buche nelle strade e delle solite variazioni di bilancio o di piano strutturale.

Non avevo ancora avuto esperienza di discussioni di tipo un po' più politico, in cui il Consiglio poteva essere coinvolto a 360°. Di solito lo svolgimento tipizzato è: Sindaco e/o Assessore di turno che riferiscono sul tema, breve dibattito, dichiarazione di voto (spesso fatta dai capigruppo), voto. Struttura ideale per problemi pratici. Ma siamo sicuri che non ci si possa confrontare anche in maniera un po' più allargata e su temi di carattere più generale? Il tema del crocifisso mi sembrava una buona occasione.

Tanto più che l'Ordine del Giorno comunicato in convocazione prevedeva un unico punto, che è stato votato all'unanimità e che aveva occupato meno di mezzora per essere presentato, discusso e votato.

Gli ordini del giorno presentati da noi erano due.

Uno sul ventennale della caduta del Muro di Berlino, l'altro, appunto, sul Crocifisso.

Sul Muro la situazione è stata pietosa. Credevo che il revisionismo fosse fenomeno dell'ultra-destra che aveva messo in discussione l'esistenza dei forni crematori... invece abbiamo avuto esempi illuminanti del fatto che nel 2009 ci possono ancora essere letture “varie ed eventuali”:
- sia del fatto che i popoli dell'Est Europa abbiano vissuto sotto un regime totalitario,
- sia della stessa definizione di “Comunista” che tale regime si era dato,
- sia del fatto che tanti partiti della sinistra europea avevano buttato il loro cuore oltre quel muro, sperando che si sarebbe poi entrati in quella splendida area di influenza che avrebbe portato “la rossa primavera dove brilla il sol dell'avvenir”...

Sarò forse vittima della mia giovane età, ma sarebbe forse ora di lasciarsi alle spalle alcuni timori reverenziali... Il dialogo sarebbe certo più sereno.

Sul crocifisso, poi, credevo che non ci fossero grosse difficoltà. Avevamo adattato un ordine del giorno diffuso dall'On. Raisi. Questo il testo:

Il Consiglio Comunale di Sasso Marconi
Appresa la sentenza della Corte europea dei diritti, che vieta l’esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche
esprime
stupore e contrarietà per un atto che tende a cancellare il simbolo più significativo della millenaria tradizione cristiana del nostro Paese, fortemente radicata anche nel nostro territorio e presente in molti stemmi comunali, quale ad esempio quello di Milano
appoggia
l’iniziativa del Governo italiano di ricorrere contro tale decisione, che appare sproporzionata rispetto alle motivazioni espresse dalla Corte ed in relazione alla diffusione della simbologia nei luoghi ed edifici pubblici
auspica
che i cittadini Sassesi, aldilà delle fedi, dell'ateismo e delle appartenenze, si ritrovino uniti nella difesa della simbologia che il crocefisso rappresenta, soprattutto quale filo conduttore della storia culturale ed artistica, della libertà e della vita quotidiana nazionale e locale.

Mi aspettavo che il pomo della discordia potesse essere, in modo più o meno comprensibile, il tema della solidarietà al Governo per il ricorso. Credevo che sarebbe uscito un testo magari rivisto collegialmente, ma sostanzialmente condiviso, almeno sulla base della sentenza del Consiglio di Stato del 2006 all'ennesimo ricorso della signora Soile Lautsi Albertin (molto più che sulla base del solo Regio Decreto 965 del 30 aprile 1924).

Rispetto della sensibilità e della libertà religiosa, ma con la capacità di riaffermare valori morali e civili di riferimento nella storia del nostro paese (e dell'Europa intera, verrebbe da dire!).

Invece... Una reazione difficilmente comprensibile. Quasi mezz'ora di riunione separata per mettere a punto una risposta talmente generica, relativistica e qualunquistica da far scomparire dal testo ogni affermazione orgogliosa delle radici culturali cristiane dell'Europa!

(segue - clicca su LEGGI TUTTO)
Ultimo aggiornamento Martedì 17 Novembre 2009 10:36 Leggi tutto...

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