I Sogni di Peter

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Testi 2012-2013

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Cerco di approfittare della relativa tranquillità di questi giorni per iniziare a pubblicare i testi che abbiamo usato quest'anno per i nostri lavori con i Regaz di San Lorenzo.

Cercherò di tenere aggiornato l'elenco nei prossimi mesi...

 

In ordine:

28 settembre: Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio ...ma la Fede? (testo)

5 ottobre: Fede ...solo una parola? (testo)

12 ottobre: La Fede ...questa sconosciuta! (testo)

2 novembre: Visione di Piramide di Paura ...ripassiamo Sherlock Holmes!

10 e 11 novembre 2012: ritiro di inizio anno. Si introduce il tema "Scienza e Fede" partendo dalla figura del Presepio che ci è stata affidata (i Re Magi, testo 1), per poi approfondire nel secondo giorno il quadro generale del tema (testo 2). Allego anche il testo utilizzato per la Veglia serale.

23 novembre: Debutto Magico di Carla (uscita al Club Magico)

15 dicembre: Festa sotto l'Albero ...ai nostri attori l'onore di fare da intermezzo comico tra le performances canore! Questo il testo del nostro canovaccio, con in scena 3 curiosi Magi.

11 gennaio: Fede e Ragione: riprendiamo il discorso. (testo)

18 gennaio: Dio è una forza più potente di mamma e papà messi insieme. (testo)

1 febbbraio: Centro di gravità permanente. (testo)

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Febbraio 2013 13:10

Sasso Marconi, lunedì 4 febbraio 2103

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Il countdown oggi segna 0. In realtà sono ormai 3 giorni che segna 0. Ma lo guardo solo oggi per la prima volta. Da venerdì a stamattina ho staccato la spina su tutte le questioni lavorative. Lo avevo fatto partire circa 2 mesi fa. Poco prima di Natale, direi. Dopo che, a metà novembre avevo preso la decisione di dimettermi.

6 anni passati a fare il subagente di assicurazione. Un lavoro che probabilmente non è mai stato mio. Ma che mi lascia, fortunatamente, anche qualche bel ricordo e tante nuove relazioni, oltre ad una diffusa sensazione di amarezza. Di progetto fallito. Di aver toccato con mano una delle cause di stagnazione della nostra martoriata Italia.

La mente torna a 6 anni fa. Quando l'attività della piccola SRL che avevamo messo in piedi con un grande sforzo stava andando a rotoli. Finanziamenti ridotti, tempi di pagamento allungati, contratti di gestione in discussione: meno soldi con la pretesa di fare le stesse cose. Ritornello già sentito.

E quindi, sfruttando un'opportunità inattesa, di quelle che la vita ogni tanto ti mette davanti, avevo deciso di “cambiare aria”. Con la speranza che fosse arrivato il tempo di un lavoro un po' più regolare, e di guadagni un po' più stabili. Il lavoro regolare c'è stato, con i suoi pregi e i suoi difetti. E pure i guadagni si sono stabilizzati, anche se decisamente al di sotto delle mie aspettative. Non era fondamentalmente cambiato nulla: qualche serata e qualche week-end libero in più, in cambio di qualche mal di pancia in più. E di un po' di noia.

Nei primi giorni di dicembre, dopo che avevo già dato le dimissioni, mi è capitato di sfogliare l'agenda e di trovare questo appunto, sulla data del 21 dicembre 2012 (la fine del calendario Maya, con conseguenti timori goliardico-millenaristici): “Se il mondo non è finito e non mi sono ancora arricchito, mandare a fare in culo il mondo dell'Assicurazione!”. Scritto di mio pugno. Non so quando. Forse un anno fa, quando la voglia di fuggire si era fatta incontenibile. Forse più. Di certo è l'ennesimo segnale di conferma: 6 anni era il termine massimo ragionevole per fare un bilancio tra aspetti positivi ed aspetti negativi. Abbastanza per dire di averci provato seriamente, abbastanza per pretendere che il noviziato fosse finito, abbastanza per pretendere qualche soddisfazione in più. E così sarebbe andata, con buona probabilità. Se non ci fosse stata la crisi. Ma le crisi ogni tanto accadono, e raramente pubblicano avvisi con grande anticipo.

Forse non siamo una generazione destinata alla stabilità, almeno nei grandi numeri. O forse la stabilità come la intendevano i nostri genitori o i nostri nonni non fa più parte di questo mondo. Con buona pace di chi ha le spalle un po' più larghe, e può fare finta che il lavoro non sia importante (“Farei qualunque cosa pur di evitarmi la noia dell'ufficio...”, dice dall'alto dei suoi 41 anni con aria radical chic, come se i suoi 2.500 euro da lavoro dipendente non esistessero), che la famiglia non sia importante (“In fondo, l'unico problema è trovare compagnia per la notte di tanto in tanto...”, mostrando un'evidente confusione tra famiglia e sesso), che la casa non sia importante (“Basta poi un tetto sulla testa ...che dico un tetto? Una roulotte, una tenda...”, frase pronunciata sul divano massaggiante davanti alla TV da mille mila pollici, subito dopo le lamentazioni per l'IMU versata). Con buona pace del Presidente del Consiglio che scherza sulla monotonia del posto fisso, o del suo ministro lacrimoso che bolla i giovani come “choosy”, dopo aver ben piazzato figli e familiari vari si intende. Mentre sotto i loro occhi si consumavano le peggiori porcate bancarie ed assicurative che la storia d'Italia ricordi.

Dopo esserci sorbiti tutte le cosiddette “riforme” della scuola italiana (quanto si è abusato di un termine tanto nobile per indicare la sperimentazione da laboratorio!), di ogni ordine e grado, dopo aver subito il proliferare di divieti folli e l'incapacità di controllare demandata sempre ad altri, certi fin da fanciulli di subire le nefaste conseguenze della riforma (ancora questa parola magica...) delle pensioni ...come potremmo pretendere una vita lavorativa regolare?!?

Difficile immaginare una via d'uscita, parrebbe. Ma sono certo che ci sia.

Prima di ogni altra cosa, credo che si debba operare una riforma etica profonda, che riguardi i comportamenti di ciascuno di noi. Dobbiamo recuperare una dimensione morale, nel senso nobile, non svilente, del termine. Maggiore consapevolezza di quello che facciamo, del perché lo facciamo, e di quello che siamo intenzionati a sopportare da parte di altri.

Sono stanco di quelli che confinano la morale alla vita privata, quasi fosse un lusso da fine settimana o da vacanze in Sardegna. La cosiddetta “sospensione del giudizio” viene usata in senso più utilitaristico che fenomenologico. Morale ciclico-mannara, simil-paracula. Mi spiego meglio: sono stanco di chi dice “io sono una persona onesta, anche se per lavoro mi tocca inculare la gente”. Perché abbiamo sempre più l'impressione che la moralità sia qualcosa che non riguarda le 8 ore della giornata lavorativa? Non capendo che è un po' come quando i gerarchi che facevano sparare sulle persone disarmate per strada si facevano poi fotografare con la moglie e i figli paffuti i stile “Famiglia Cuore”, o come quando ci fanno vedere i capimafia che fanno la Santa Comunione in Chiesa durante il giorno del Signore. Sveglia! Quasi tutte le scelte sono anche etiche. La morale non va in vacanza quando eseguiamo ordini o obbediamo a direttive, sia in guerra che per lavoro.

E' vero che la società in cui siamo, la televisione che guardiamo, i politici che ci governano, ecc... spesso ci convincono che dobbiamo abbassare il tiro. Che dobbiamo accontentarci e non farci troppe domande. Che, in fondo, un “buon guadagno”, qualunque cosa si intenda, merita qualche “pizzico sulla pancia”, che sempre più spesso equivale ad una vergognosa narcolessia della coscienza.

Smettiamo di illuderci. Se ti vendo una fregatura, non basta l'alibi che sul mercato non ci sia poi tanto meglio, che “se non lo inculi tu, si farà inculare da qualcun altro”. Quando impegno tutte le mie forze intellettuali per convincerti, o, come dicono i manuali, per “superare le tue obiezioni”, probabilmente ti sto rompendo i coglioni e sto indirizzando ad un obiettivo sbagliato la mia intelligenza. Quando ometto dettagli scomodi che potrebbero farti venire dei dubbi sull'acquisto, sto rinunciando alla mia funzione di consulente.

A questo punto, scusate il lungo delirio, forse può esserci bisogno di fermarsi a pensare, e cercare di capire se fare qualcosa che sia un po' più in consonanza con le nostre aspirazioni. Qualcosa che ci faccia sentire un po' più a nostro agio con noi stessi.

E così ho deciso di abbandonare la nave, che oltre tutto mi sembrava inoltrarsi verso cattive acque. In zattera verso l'ignoto, con l'unico vantaggio di non avere con me una tigre del Bengala. Senza grosse certezze sulla rotta da seguire o sulla destinazione. Ma almeno libero!

Sto mandando in giro il mio curriculum come non ho mai fatto prima. Vorrei raggiungere tutti i teatri, i musei, le fondazioni culturali. Non mi dispiacerebbe mettere la mia esperienza di organizzatore a disposizione della costruzione e gestione di pacchetti turistici, culturali, enogastronomici. Se c'è qualcosa che so fare, è a disposizione di chi si preoccupa di rendere questo nostro mondo un po' migliore. Ma non mi sono posto quasi nessun limite.

La situazione in sostanza è: “Astenersi assicurazioni e banche. Mentre con i perditempo, almeno in questa fase, un caffè e due chiacchiere posso ancora investirle!”

Mi sembra utile, a questo punto, più a me che a chi legge, probabilmente, riportare una sintesi quasi letterale delle 8 regole enunciate da Beppe Severgini in Italiani di domani. Forse non esaustive per i numerosi problemi del nostro amato Stivale, ma comunque un gran bel programma da cui ripartire per risolverne una buona parte:

  1. NON ASPETTARE. La festa è finita. Con buona pace di chi non c'era.

  2. NON TEMERE. L'Italia è un paese naturalmente conservatore, ma non tutto è da conservare.

  3. NON PIAGNUCOLARE, ma sforzarsi di slegare l'Italia dai suoi lacci

  4. NON TACERE. L'orgoglio nazionale è necessario, ma questo non vuol dire difendere l'indifendibile.

  5. NON NASCONDERSI. Trasformare i bei gesti in buoni comportamenti.

  6. NON ILLUDERSI. Noi cittadini chiediamo procedure snelle, ma dovremmo avere l'onestà di non approfittarne.

  7. NON AGITARSI. Un paese dove si evade tanto, si ruba troppo, si produce poco, si lavora male, si complica tutto e non si cresce per nulla, non ha futuro.

  8. NON FERMARSI. Don't stop thinking about tomorrow.

Il 2013 è appena cominciato ...c'è tanta strada da fare, ma almeno siamo in cammino!

Buona strada e buona vita.

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Giugno 2013 12:55

Fenomenologia dell'album di esordio secondo gli Absolut Red

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Una cosa apparentemente divertente che probabilmente rifaremo


Sempre più intrigante questo viaggio tra le produzioni culturali sassesi! Le proposte di ascolto e di lettura sono davvero tante, quasi tutte molto interessanti, e fortunatamente tutte molto diverse tra loro. Confermando sempre più l'impressione che la nostra produzione culturale sia molto più ricca e meno seriale di quello che saremmo portati a pensare.

Sono musicalmente onnivoro, da Bach agli ZZ Top, e il mio viaggio, dopo il rap e dopo il rockabilly degli scorsi numeri (NdA: l'articolo nasce per il numero di febbraio 2013 del Resto di Sasso), mi ha portato questa volta a scovare un piccolo gioiello di Indie Rock made in Sasso Marconi

Parlo di A Supposedly Fun Thing We'll Probably Do Again, dei nostri Absolut Red, presentato sul prestigioso palco del Covo Club di Bologna il 5 gennaio scorso e disponibile al Disco d'Oro e in altri negozi della città. Ironico e molto anglosassone già nell'articolato titolo (preso parzialmente in prestito da David Foster Wallace), l'ascolto dell'album tende a confermare la prima impressione che ricevi tenendo in mano il CD, caratterizzato da un morbido involucro saturo di colore ed accattivante.

Totalmente autoprodotto, registrato e mixato in tavernetta (di Lovi, cantante e chitarrista), come la migliore tradizione Indie impone. Ma con una grande attenzione ai suoni, per la cui produzione pare abbia dato una mano Jo Poli dei FuoriOnda. Colpisce subito l'orecchio un grandissimo gusto negli arrangiamenti, marcatamente britpop e forse premonitore di una nuova british invasion della nostra stanca Italia. Che potrebbe proprio partire dalla nostra città!

Il loro rapporto con Sasso è ricco di contraddizioni, come è normale che sia per un gruppo di adolescenti in cammino verso l'adultità (a patto che esista davvero) che hanno conquistato la macchina da neanche un paio d'anni. Parlando dell'ambiente in cui è nato e cresciuto gruppo, sulla scheda scritta da Sem Rossi, batterista di precisione del gruppo, possiamo leggere: “trascorrevamo il confino nella noiosa Sasso Marconi: cupa, vecchia, triste e all'apparenza insignificante, ma in fin dei conti teatro di tutta la nostra storia.” Difficile non tornare con la mente a quando, più o meno di recente, ci siamo sentiti così in tanti. Profondamente legati alle radici e nel contempo desiderosi di volare via.

Personalmente non vivo di Indie Rock, anche se lo bazzico piacevolmente di tanto in tanto da prima che si chiamasse così, ma già il primo ascolto mi colpisce favorevolmente.

Chiedo a Simon, chitarrista del gruppo e buon amico ormai da un po' di anni, di darmi una mano a capire meglio l'operazione. Simon è l'unico chitarrista che mi sia mai capitato di vedere capace di mettere tanto cuore nella plettrata da finire il concerto con il palmo della mano grattugiato sulle corde! Questa la sua risposta, intrisa della distratta umiltà di una star consumata: “Forse non siamo abbastanza maturi, abbastanza pronti o convinti di diffondere qualcosa. Noi suoniamo.” Tutto molto enigmatico. Non resta che iniziare l'ascolto del CD, allora.

Sento cosa sono diventate Occasion e African Savannah, che ho praticamente visto nascere live dopo live. E mi piace un sacco. Vengo ipnotizzato dallo spensierato fischiettare (e dalla melodia solo apparentemente svagata) di Bathroom Whistling. Mi colpisce tantissimo il primo ascolto di 90s' call, di cui colgo qualche frase, qualche citazione di un mondo che io ho vissuto già adulto, loro bambini, ma che ci accomuna profondamente. L'impossibilità di memorizzare i nomi dei protagonisti di Doestoevskij e la più grande lezione che un uomo possa imparare: “The most important thing, that you’ll ever, ever learn is how to love and how to be loved.”, che da Nat King Cole arrivò a noi attraverso il meraviglioso Moulin Rouge, quando gli Anni '90 erano appena finiti.

Nei testi delle altre tracce si alternano note di profondo, dolcissimo pessimismo, ad agrodolce sentimentalismo nei confronti delle piccole cose e degli episodi apparentemente poco importanti. E non viene mai meno uno slancio intellettuale, che passa dal richiamo al titolo di una raccolta poetica di Montale (il gioco tra Occasioni ed Occasion è tutt'altro che superficiale, tra analogie poetiche e donne angelicate) ad un riferimento filosofico a Bergson su spazio, tempo e percezione.

E proprio qui cominciano i miei primi problemi. Il mio inglese fa schifo. Non posso nascondermi dietro ad un dito! Negli ultimi anni mi sono sempre occupato di cantautori italiani, che comprendo senza difficoltà e che riesco ad approfondire con soddisfazione. Ma questa non è un'attenuante: il mio inglese continua a fare schifo! Per fortuna i ragazzi hanno forse inconsapevolmente fornito un aiuto agli ascoltatori attenti ma con carenze lessicali. E sul sito http://absolutred.bandcamp.com (da cui è possibile anche scaricare i brani in free download, oltre a leggere i testi) trovo quello che mi serve: avendoli sotto gli occhi, tutto mi risulta decisamente più comprensibile rispetto al mio goffo tentativo di capirli al semplice ascolto. E, con l'aiuto del traduttore di Google (rabbrividisco...) e di qualche amica più ferrata di me, i messaggi iniziano a diventare più chiari. Ma non cristallini. E questa volta non è un problema linguistico. Tutto è magnificamente psichedelico, e le storie della quotidianità si trasfigurano in immagini sfocate, in accostamenti spesso azzardati.

Come nel passaggio tra il profilo sognante e sfuocato di ragazza che colpisce in copertina, mentre all'interno un pesce gatto di Kuala Lumpur si fissa enigmaticamente allo specchio quando il CD viene aperto. E, come in un gioco, arriverete al doppio pesce solo dopo aver rimosso il CD, su cui campeggia l'immagine di Giovigo, simpatica mascotte di origine gastronomica capace di far sorridere anche gli anelli di cipolla.

Queste frasi sembreranno forse sconnesse, come potrebbero apparire forse troppo audaci alcuni passaggi dei testi delle canzoni. Ma se fate lo sforzo di prendere in mano l'oggetto CD, aprirlo, metterlo all'interno del vostro lettore, e avviare l'ascolto, tutto vi sarà decisamente più chiaro. E difficilmente non ne sarete conquistati.

Oltre al sito già indicato, potete contattare la band anche all'indirizzo mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o attraverso FaceBook. Dall'altra parte del PC troverete un gruppo di ragazzi di Sasso in gamba, che rispondono al nome di Luca Lovisetto (cantante e chitarra), Simone D'Avenia (chitarra), Daniele Raffaelli (basso) e Samuele Rossi (batterista). Con in testa un sacco di pensieri più o meno sconnessi, e con l'idea fissa che la musica possa ancora cambiare il mondo.

 

"Are you sure to love me enough? Like the queen loves her tarts:

she bakes many many cakes, but she’s always very very doubtful about her final result. "

Absolut Red - Occasion

 

Copertina Absolut Red

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Paul maD Gang - Full Power (Un pieno di Anni '50!)

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(pubblicato sul Resto di Sasso, numero gennaio 2013)

Con il numero di dicembre direi di aver involontariamente lanciato una nuova rubrica. Quella delle produzioni musicali (ed in genere culturali) del nostro territorio. L'idea sembra piaciuta molto, e non sarebbe male cercare di renderla un appuntamento fisso.
Non so se è una nostra caratteristica peculiare, ma pare che i sassesi siano un popolo di musicisti, attori, pittori, fotografi, scrittori, divulgatori scientifici, e non proseguo l'elenco consapevole di non aver citato tanti ambiti in cui qualche nostro concittadino si è espresso con risultati appprezzabili. Anche se farei fatica in poche righe ad analizzare le componenti di questo successo, la nostra ridente cittadina è ricca di stimoli culturali, e non sempre riesce a valorizzarli come meriterebbero.
E così ho pensato di occuparmi di un'altra opera prima, anche stavolta di una band che con Sasso Marconi ha dei fortissimi legami. Parliamo di Full Power, album d'esordio della Paul maD Gang.
Forse qualcuno di voi ricorda il duo voci/chitarre formato da Paolo Roberto Pianezza e Damien Louis Rizzo, che spesso abbiamo potuto ascoltare con grande piacere in giro per Sasso e durante gli aperitivi della domenica sera del BarRumba, almeno fino a qualche anno fa...
Ora la famiglia si è allargata, e ai due pazzi, sempre malati di rockabilly e di microfoni cromati in stile crooner anni '50, si sono aggiunti il fantastico contrabbasso acustico laccato bianco con fiammate che spiccano sul nero della bravissima Francesca Alinovi, e la potente batteria dell'aquilano Ranieri Scocca, batterista senza sgabello (alla registrazione del CD ha contribuito il precedente batterista, Marcello Canuti, e, in una traccia, anche Francesco Azzariti).
Mancano un po' dalle nostre scene, perché sono ormai impegnati quasi quotidianamente in giro per la penisola (isole comprese!), sponsorizzati dalla storica birra Theresianer di Trieste. E di recente sono stati anche protagonisti di un live a Parigi al Chez Maxime, per il party di presentazione del sesto numero della rivista Toilet Paper di Maurizio Cattelan e del fotografo Pierpaolo Ferrari, di cui si sono occupati anche Marie Claire e Vogue.
Suoni anni '50, con timbriche sempre efficacissime, rese ancora più godibili dal mastering di Filippo Zecchini. Anche il libretto del CD è decisamente ad effetto, con le foto della band che si tuffa in piscina in camicia quadrettata, ad effetto country-college-retro del fotografo Daniele Sarti.
E dentro il CD, invece, cosa c'è? Una sequenza di 9 tracce trascinanti, che ripropongono grandi successi degli ultimi decenni, da Truly Madly Deeply dei Savage Garden a Born This Way di Lady Gaga, passando per Baby One More Time di Britney Spears e Everybody dei Backstreet Boys, in chiave rigorosamente rock & roll. E poi una Goodnight Moon da urlo, una scatenata Back For Good con un grande riff di chitarra, ed una versione ritmata ed infedelissima di 74-75 che le dona una nuova giovinezza.
Da segnalare, a mio giudizio, l'originalissima rilettura di Someone Like You, cover da Adele, da cui è stato tratto un video che mentre sto scrivendo queste righe si avvia a grandi passi verso le 16.000 visualizzazioni su YouTube, e la spiazzante Basket Case di chiusura, riarrangiata in versione “ballata lenta da intorto”, che ci proietta come per magia sul parquet tirato a lucido del ballo “Incanto sotto il mare” del film Ritorno al Futuro. E questo dopo che, durante l'ascolto dell'album, ci siamo inevitabilmente ritrovati seduti ai tavoloni di legno di Arnold's, mentre nell'aria si diffondono note dal mitico juke-box di Fonzie.
Questo il quadro che Francesca fa del disco: “Posso dire che è un CD nato dall'idea di voler riprendere delle hit degli anni '90 e dei giorni nostri, pop/dance, e riadattarli in versione anni'50, puntando molto sull'armonia vocale, cercando di variare lo stile e il mood di ogni brano: si passa dal rockabilly, al rock & roll, al country, mantenendo costante l'idea di armonizzare le voci e metterle in primo piano.”
Obiettivo perfettamente centrato, direi! In conclusione, credo che si possa dire che è un gran bel lavoro, che vi farà venire una gran voglia di andarli a vedere dal vivo ...e, una volta visti in azione, non si può non innamorarsi!
Intanto possiamo continuare a seguirli sul loro sito internet: http://www.paulmadgang.com.

 

Full Power Cover

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Auguri a tutti!

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Un Natale parecchio anomalo, quello di quest'anno. Il mio, intendo. Ma forse non solo.
Dominato dall'incertezza. Quasi a 360°. E forse, mai come ora, quel “quasi” è davvero fondamentale per salvare il mondo. Sempre il mio, intendo.
Per impedire ai pensieri di sprofondare nel grigio.
Un po' prima della battaglia c'è quell'aria mista di attesa e di trepidazione, mentre tutti cercano di concentrarsi e di esorcizzare, ciascuno a suo modo, la paura.
La quiete prima della tempesta, si dice.
Ed è un po' con questo spirito che mi sto avvicinando a queste Feste. E mi dispiace. Tanto.
Per la prima volta, nonostante il thé caldo dagli aromi intensi, l'odore dei biscotti di zenzero e cannella, Mariah Carey a manetta, la confezione di quei pochi regali che hanno resistito alla crisi e tanti altri segni piccoli o grandi a cui ero dolcemente abituato, qualcosa non funziona.
Non è per colpa del consumismo, quest'anno. C'è abbastanza poco da consumare. Riduzione sprechi prossima allo zero.
E forse non è neppure per colpa della classica fretta che coglie tutti in questo periodo: con la fine dell'anno un'altra fase della mia vita professionale arriverà al capolinea. E non ci sono obiettivi da raggiungere con ansia. Preoccupazioni per le sorti della Compagnia. Agitazione mista ad eccitazione per le ultime corse al regalo o per gli ultimi giri di auguri. Nulla di nulla.
Quest'anno sento silenzio. Senza sapere esattamente se mi piace o no.
Le voci in sottofondo fanno solo volume. Non passa contenuto significativo.
Solo qualche sorriso, qualche abbraccio vero, e il calore della grolla che passa di mano in mano mi riportano, almeno temporaneamente, all'atmosfera che dovrebbe avvolgere questi giorni.  E forse è proprio da qui che parte il mio augurio di quest'anno.
Ritrovare, in mezzo a quell'ammasso indefinito di cose che spesso appesantiscono il senso della nostra esistenza, il significato profondo della propria vita.
L'importanza della salute. E degli affetti profondi, che sono importanti quasi quanto la prima.
Perchè è dalla comunità degli uomini di buona volontà che dobbiamo partire, per cercare di salvare noi stessi e questo nostro mondo che rotola.
Ora come in quella lontana notte di Natale...
E stavolta, forse, siamo meno frastornati da luci e colori. I nostri orecchi sono, forse, un po' più liberi dai rumori di fondo.
Forse stiamo davvero imparando a distinguere le cose importanti. E forse non è troppo tardi.
Quindi Buon Natale a tutti. Nel ritrovato calore dell'amore vero e delle sue molte manifestazioni.
E Buon Anno. Che il 2013 ci aiuti a capire cosa è davvero importante per noi. Senza farci troppo male.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Febbraio 2013 10:34

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