I Sogni di Peter

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Fenomenologia dell'album di esordio secondo gli Absolut Red

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Una cosa apparentemente divertente che probabilmente rifaremo


Sempre più intrigante questo viaggio tra le produzioni culturali sassesi! Le proposte di ascolto e di lettura sono davvero tante, quasi tutte molto interessanti, e fortunatamente tutte molto diverse tra loro. Confermando sempre più l'impressione che la nostra produzione culturale sia molto più ricca e meno seriale di quello che saremmo portati a pensare.

Sono musicalmente onnivoro, da Bach agli ZZ Top, e il mio viaggio, dopo il rap e dopo il rockabilly degli scorsi numeri (NdA: l'articolo nasce per il numero di febbraio 2013 del Resto di Sasso), mi ha portato questa volta a scovare un piccolo gioiello di Indie Rock made in Sasso Marconi

Parlo di A Supposedly Fun Thing We'll Probably Do Again, dei nostri Absolut Red, presentato sul prestigioso palco del Covo Club di Bologna il 5 gennaio scorso e disponibile al Disco d'Oro e in altri negozi della città. Ironico e molto anglosassone già nell'articolato titolo (preso parzialmente in prestito da David Foster Wallace), l'ascolto dell'album tende a confermare la prima impressione che ricevi tenendo in mano il CD, caratterizzato da un morbido involucro saturo di colore ed accattivante.

Totalmente autoprodotto, registrato e mixato in tavernetta (di Lovi, cantante e chitarrista), come la migliore tradizione Indie impone. Ma con una grande attenzione ai suoni, per la cui produzione pare abbia dato una mano Jo Poli dei FuoriOnda. Colpisce subito l'orecchio un grandissimo gusto negli arrangiamenti, marcatamente britpop e forse premonitore di una nuova british invasion della nostra stanca Italia. Che potrebbe proprio partire dalla nostra città!

Il loro rapporto con Sasso è ricco di contraddizioni, come è normale che sia per un gruppo di adolescenti in cammino verso l'adultità (a patto che esista davvero) che hanno conquistato la macchina da neanche un paio d'anni. Parlando dell'ambiente in cui è nato e cresciuto gruppo, sulla scheda scritta da Sem Rossi, batterista di precisione del gruppo, possiamo leggere: “trascorrevamo il confino nella noiosa Sasso Marconi: cupa, vecchia, triste e all'apparenza insignificante, ma in fin dei conti teatro di tutta la nostra storia.” Difficile non tornare con la mente a quando, più o meno di recente, ci siamo sentiti così in tanti. Profondamente legati alle radici e nel contempo desiderosi di volare via.

Personalmente non vivo di Indie Rock, anche se lo bazzico piacevolmente di tanto in tanto da prima che si chiamasse così, ma già il primo ascolto mi colpisce favorevolmente.

Chiedo a Simon, chitarrista del gruppo e buon amico ormai da un po' di anni, di darmi una mano a capire meglio l'operazione. Simon è l'unico chitarrista che mi sia mai capitato di vedere capace di mettere tanto cuore nella plettrata da finire il concerto con il palmo della mano grattugiato sulle corde! Questa la sua risposta, intrisa della distratta umiltà di una star consumata: “Forse non siamo abbastanza maturi, abbastanza pronti o convinti di diffondere qualcosa. Noi suoniamo.” Tutto molto enigmatico. Non resta che iniziare l'ascolto del CD, allora.

Sento cosa sono diventate Occasion e African Savannah, che ho praticamente visto nascere live dopo live. E mi piace un sacco. Vengo ipnotizzato dallo spensierato fischiettare (e dalla melodia solo apparentemente svagata) di Bathroom Whistling. Mi colpisce tantissimo il primo ascolto di 90s' call, di cui colgo qualche frase, qualche citazione di un mondo che io ho vissuto già adulto, loro bambini, ma che ci accomuna profondamente. L'impossibilità di memorizzare i nomi dei protagonisti di Doestoevskij e la più grande lezione che un uomo possa imparare: “The most important thing, that you’ll ever, ever learn is how to love and how to be loved.”, che da Nat King Cole arrivò a noi attraverso il meraviglioso Moulin Rouge, quando gli Anni '90 erano appena finiti.

Nei testi delle altre tracce si alternano note di profondo, dolcissimo pessimismo, ad agrodolce sentimentalismo nei confronti delle piccole cose e degli episodi apparentemente poco importanti. E non viene mai meno uno slancio intellettuale, che passa dal richiamo al titolo di una raccolta poetica di Montale (il gioco tra Occasioni ed Occasion è tutt'altro che superficiale, tra analogie poetiche e donne angelicate) ad un riferimento filosofico a Bergson su spazio, tempo e percezione.

E proprio qui cominciano i miei primi problemi. Il mio inglese fa schifo. Non posso nascondermi dietro ad un dito! Negli ultimi anni mi sono sempre occupato di cantautori italiani, che comprendo senza difficoltà e che riesco ad approfondire con soddisfazione. Ma questa non è un'attenuante: il mio inglese continua a fare schifo! Per fortuna i ragazzi hanno forse inconsapevolmente fornito un aiuto agli ascoltatori attenti ma con carenze lessicali. E sul sito http://absolutred.bandcamp.com (da cui è possibile anche scaricare i brani in free download, oltre a leggere i testi) trovo quello che mi serve: avendoli sotto gli occhi, tutto mi risulta decisamente più comprensibile rispetto al mio goffo tentativo di capirli al semplice ascolto. E, con l'aiuto del traduttore di Google (rabbrividisco...) e di qualche amica più ferrata di me, i messaggi iniziano a diventare più chiari. Ma non cristallini. E questa volta non è un problema linguistico. Tutto è magnificamente psichedelico, e le storie della quotidianità si trasfigurano in immagini sfocate, in accostamenti spesso azzardati.

Come nel passaggio tra il profilo sognante e sfuocato di ragazza che colpisce in copertina, mentre all'interno un pesce gatto di Kuala Lumpur si fissa enigmaticamente allo specchio quando il CD viene aperto. E, come in un gioco, arriverete al doppio pesce solo dopo aver rimosso il CD, su cui campeggia l'immagine di Giovigo, simpatica mascotte di origine gastronomica capace di far sorridere anche gli anelli di cipolla.

Queste frasi sembreranno forse sconnesse, come potrebbero apparire forse troppo audaci alcuni passaggi dei testi delle canzoni. Ma se fate lo sforzo di prendere in mano l'oggetto CD, aprirlo, metterlo all'interno del vostro lettore, e avviare l'ascolto, tutto vi sarà decisamente più chiaro. E difficilmente non ne sarete conquistati.

Oltre al sito già indicato, potete contattare la band anche all'indirizzo mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o attraverso FaceBook. Dall'altra parte del PC troverete un gruppo di ragazzi di Sasso in gamba, che rispondono al nome di Luca Lovisetto (cantante e chitarra), Simone D'Avenia (chitarra), Daniele Raffaelli (basso) e Samuele Rossi (batterista). Con in testa un sacco di pensieri più o meno sconnessi, e con l'idea fissa che la musica possa ancora cambiare il mondo.

 

"Are you sure to love me enough? Like the queen loves her tarts:

she bakes many many cakes, but she’s always very very doubtful about her final result. "

Absolut Red - Occasion

 

Copertina Absolut Red

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Paul maD Gang - Full Power (Un pieno di Anni '50!)

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(pubblicato sul Resto di Sasso, numero gennaio 2013)

Con il numero di dicembre direi di aver involontariamente lanciato una nuova rubrica. Quella delle produzioni musicali (ed in genere culturali) del nostro territorio. L'idea sembra piaciuta molto, e non sarebbe male cercare di renderla un appuntamento fisso.
Non so se è una nostra caratteristica peculiare, ma pare che i sassesi siano un popolo di musicisti, attori, pittori, fotografi, scrittori, divulgatori scientifici, e non proseguo l'elenco consapevole di non aver citato tanti ambiti in cui qualche nostro concittadino si è espresso con risultati appprezzabili. Anche se farei fatica in poche righe ad analizzare le componenti di questo successo, la nostra ridente cittadina è ricca di stimoli culturali, e non sempre riesce a valorizzarli come meriterebbero.
E così ho pensato di occuparmi di un'altra opera prima, anche stavolta di una band che con Sasso Marconi ha dei fortissimi legami. Parliamo di Full Power, album d'esordio della Paul maD Gang.
Forse qualcuno di voi ricorda il duo voci/chitarre formato da Paolo Roberto Pianezza e Damien Louis Rizzo, che spesso abbiamo potuto ascoltare con grande piacere in giro per Sasso e durante gli aperitivi della domenica sera del BarRumba, almeno fino a qualche anno fa...
Ora la famiglia si è allargata, e ai due pazzi, sempre malati di rockabilly e di microfoni cromati in stile crooner anni '50, si sono aggiunti il fantastico contrabbasso acustico laccato bianco con fiammate che spiccano sul nero della bravissima Francesca Alinovi, e la potente batteria dell'aquilano Ranieri Scocca, batterista senza sgabello (alla registrazione del CD ha contribuito il precedente batterista, Marcello Canuti, e, in una traccia, anche Francesco Azzariti).
Mancano un po' dalle nostre scene, perché sono ormai impegnati quasi quotidianamente in giro per la penisola (isole comprese!), sponsorizzati dalla storica birra Theresianer di Trieste. E di recente sono stati anche protagonisti di un live a Parigi al Chez Maxime, per il party di presentazione del sesto numero della rivista Toilet Paper di Maurizio Cattelan e del fotografo Pierpaolo Ferrari, di cui si sono occupati anche Marie Claire e Vogue.
Suoni anni '50, con timbriche sempre efficacissime, rese ancora più godibili dal mastering di Filippo Zecchini. Anche il libretto del CD è decisamente ad effetto, con le foto della band che si tuffa in piscina in camicia quadrettata, ad effetto country-college-retro del fotografo Daniele Sarti.
E dentro il CD, invece, cosa c'è? Una sequenza di 9 tracce trascinanti, che ripropongono grandi successi degli ultimi decenni, da Truly Madly Deeply dei Savage Garden a Born This Way di Lady Gaga, passando per Baby One More Time di Britney Spears e Everybody dei Backstreet Boys, in chiave rigorosamente rock & roll. E poi una Goodnight Moon da urlo, una scatenata Back For Good con un grande riff di chitarra, ed una versione ritmata ed infedelissima di 74-75 che le dona una nuova giovinezza.
Da segnalare, a mio giudizio, l'originalissima rilettura di Someone Like You, cover da Adele, da cui è stato tratto un video che mentre sto scrivendo queste righe si avvia a grandi passi verso le 16.000 visualizzazioni su YouTube, e la spiazzante Basket Case di chiusura, riarrangiata in versione “ballata lenta da intorto”, che ci proietta come per magia sul parquet tirato a lucido del ballo “Incanto sotto il mare” del film Ritorno al Futuro. E questo dopo che, durante l'ascolto dell'album, ci siamo inevitabilmente ritrovati seduti ai tavoloni di legno di Arnold's, mentre nell'aria si diffondono note dal mitico juke-box di Fonzie.
Questo il quadro che Francesca fa del disco: “Posso dire che è un CD nato dall'idea di voler riprendere delle hit degli anni '90 e dei giorni nostri, pop/dance, e riadattarli in versione anni'50, puntando molto sull'armonia vocale, cercando di variare lo stile e il mood di ogni brano: si passa dal rockabilly, al rock & roll, al country, mantenendo costante l'idea di armonizzare le voci e metterle in primo piano.”
Obiettivo perfettamente centrato, direi! In conclusione, credo che si possa dire che è un gran bel lavoro, che vi farà venire una gran voglia di andarli a vedere dal vivo ...e, una volta visti in azione, non si può non innamorarsi!
Intanto possiamo continuare a seguirli sul loro sito internet: http://www.paulmadgang.com.

 

Full Power Cover

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Auguri a tutti!

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Un Natale parecchio anomalo, quello di quest'anno. Il mio, intendo. Ma forse non solo.
Dominato dall'incertezza. Quasi a 360°. E forse, mai come ora, quel “quasi” è davvero fondamentale per salvare il mondo. Sempre il mio, intendo.
Per impedire ai pensieri di sprofondare nel grigio.
Un po' prima della battaglia c'è quell'aria mista di attesa e di trepidazione, mentre tutti cercano di concentrarsi e di esorcizzare, ciascuno a suo modo, la paura.
La quiete prima della tempesta, si dice.
Ed è un po' con questo spirito che mi sto avvicinando a queste Feste. E mi dispiace. Tanto.
Per la prima volta, nonostante il thé caldo dagli aromi intensi, l'odore dei biscotti di zenzero e cannella, Mariah Carey a manetta, la confezione di quei pochi regali che hanno resistito alla crisi e tanti altri segni piccoli o grandi a cui ero dolcemente abituato, qualcosa non funziona.
Non è per colpa del consumismo, quest'anno. C'è abbastanza poco da consumare. Riduzione sprechi prossima allo zero.
E forse non è neppure per colpa della classica fretta che coglie tutti in questo periodo: con la fine dell'anno un'altra fase della mia vita professionale arriverà al capolinea. E non ci sono obiettivi da raggiungere con ansia. Preoccupazioni per le sorti della Compagnia. Agitazione mista ad eccitazione per le ultime corse al regalo o per gli ultimi giri di auguri. Nulla di nulla.
Quest'anno sento silenzio. Senza sapere esattamente se mi piace o no.
Le voci in sottofondo fanno solo volume. Non passa contenuto significativo.
Solo qualche sorriso, qualche abbraccio vero, e il calore della grolla che passa di mano in mano mi riportano, almeno temporaneamente, all'atmosfera che dovrebbe avvolgere questi giorni.  E forse è proprio da qui che parte il mio augurio di quest'anno.
Ritrovare, in mezzo a quell'ammasso indefinito di cose che spesso appesantiscono il senso della nostra esistenza, il significato profondo della propria vita.
L'importanza della salute. E degli affetti profondi, che sono importanti quasi quanto la prima.
Perchè è dalla comunità degli uomini di buona volontà che dobbiamo partire, per cercare di salvare noi stessi e questo nostro mondo che rotola.
Ora come in quella lontana notte di Natale...
E stavolta, forse, siamo meno frastornati da luci e colori. I nostri orecchi sono, forse, un po' più liberi dai rumori di fondo.
Forse stiamo davvero imparando a distinguere le cose importanti. E forse non è troppo tardi.
Quindi Buon Natale a tutti. Nel ritrovato calore dell'amore vero e delle sue molte manifestazioni.
E Buon Anno. Che il 2013 ci aiuti a capire cosa è davvero importante per noi. Senza farci troppo male.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Febbraio 2013 10:34

FUORIONDA 128 - Per ogni sogno che ho

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FuoriOnda128: nascono nel 2010 a Sasso Marconi in provincia di Bologna. I tre componenti del gruppo sono "Pojo"- Giovanni Poli, dell'88, "Gatta"- Jacopo Naldoni, dell'89 e "Xela"- Alex Stortini, del '90 (genere: hiphop/rap/reggae/melodic/electro).

Questa è la presentazione del gruppo, sulla pagina ufficiale MySpace.
Per chi li conosce, sono molto di più. Lanciano rime insieme da molto prima del 2010, in varia formazione, continue evoluzioni e frequenti collaborazioni. Ci hanno regalato minuti di piacevole evasione, con qualche sfogo di rabbia e molti spunti su cui pensare, soprattutto attraverso i video diffusi mediante il loro canale YouTube negli anni scorsi. Progetti mai banali e sempre molto curati (nel 2011 si portano a casa anche un bel 2° posto ad un contest video organizzato da Il Resto del Carlino). Ormai nota a tutti è la vocazione spagnola del buon Gatta, che continuava a lanciarci rime graffianti anche dal suo rifugio sulle Canarie, e che, per quanto riguarda il nuovo album, ha accompagnato i suoi storici compagni di viaggio collaborando a Le belle ragazze, uno dei pezzi che mi sembrano meglio riusciti (“le belle ragazze le vedi solo al mattino”).
Il loro nuovo CD è uscito proprio in questi giorni, con l'evocativo titolo Per ogni sogno che ho. Un progetto molto ambizioso, che è stato presentato anche alla grande serata “HAPPY BIRTHDAY - Party Freedrink” del 16 novembre al Matis, marchiata rigorosamente “Fuori Corso”.
Si tratta di un progetto maturo, che alterna pugni nello stomaco sparati con una rabbia che trae le sue radici nella delusione con cui non siamo ahimè mai abbastanza abituati a scontrarci nella vita di tutti i giorni, a momenti melodici e quasi sognanti, quando gli amici e l'amore aprono qualche spiraglio di luce nelle nostre giornate grigie.
Il “sogno”, che compare nel titolo e in molti dei testi, è una chiave di lettura centrale per entrare nell'album. E visto che siamo per strada, nella periferia di Bologna, tra “frasi già fatte”, “finte modelle”, e “amiche che sognano uomini finti sopra una BMW”, i sogni non sono quasi mai quelli delle favole. Sono quelli di noi, comuni mortali, che si infrangono insegnandoci “la realtà delle cose”, o che dobbiamo necessariamente “difendere ancora” per trovare la forza di continuare a vivere. Ed è proprio difendendo questi sogni, ci dice la dedica dell'album, che si scrivono canzoni...
Sogni di rivincita (“a parte sta musica e i testi, le mie chances sono poche”), di fuggire via (“ho una valigia pronta e una strofa da finire / prima che sia troppa la voglia di rimandare tutto a un'altra volta”). Sogni capaci di farti volare, a dispetto del rischio di cadere. Quei sogni d'amore, che vivono di speranze di potercela fare (“baby tu sei in questo mondo il luogo dove vivrei”).
In fondo, tanti di noi si sentono sempre più spesso “quelli coi sogni giganti / sempre in ansia per realizzarli”, quelli che ...“tu non ci capirai mai”! Alienati rispetto ad un mondo caratterizzato da una logica malata, che tende a dimenticare le cose importanti in nome di un vuoto apparire.
Viviamo in tanti e sempre più spesso una condizione in cui è facile perdersi, e spesso non è così facile trovare la voglia di ritrovarsi (“cercatemi voi se io non trovo me stesso”) e in cui il senso latita.
E così è venuto fuori un gran bell'album, con la partecipazione degli amici di sempre. A partire da Gatta, rientrato dalla Spagna (non sappiamo per quanto!), per arrivare a Franco “Lesi B.” Marchioni, e a Nico Royale, altro artista sassese d.o.c., conosciuto ormai in giro per il mondo e sempre in movimento. Con contaminazioni di genere, sempre gestite con grande gusto. Attenzione alla metrica. Testi capaci di colpire.
Ci sentiamo spesso dire che per Natale dobbiamo cercare di favorire l'artigianato e il commercio a km 0, quello dei piccoli produttori vicini a casa nostra ...e perché non estendere l'invito anche all'acquisto di prodotti d'ingegno (libri, opere d'arte, musica), magari provenienti proprio dal nostro territorio? E il CD dei FuoriOnda, ad esempio, se lo merita alla grandissima!
FuoriOnda Album
Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

DOC! DOC! - Rassegna di documentari a tema ambientale

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Lunedì 12 novembre, presso la nuovissima Casa della Natura, il Centro Visite dell'Oasi di San Gherardo, è iniziata la rassegna Doc!Doc!, un ciclo di cinque proiezioni a tema ambientale organizzato da una rete di associazioni composta da AcerBo, Le Nuvole, Legambiente (Circolo Setta Samoggia Reno), Slow Food Bologna e Marakanda, con il patrocinio della Città di Sasso Marconi, e con il contributo di Nigelli Imballaggi, GF Automazioni e il Baule Volante. La direzione artistica è di Ruggero Pini, giovane videomaker dell'Associazione Culturale AcerBo.

Tanti gli elementi di novità. A partire proprio dalla rete di associazioni che hanno ideato, organizzato e promosso la cosa. E che stanno cercando di mandare un messaggio concreto: collaborare è possibile, e in questi momenti di difficoltà è anche doveroso (oltre ad essere un segnale di responsabilità). Inoltre, anche la scelta di concentrarsi sui documentari è una novità per il panorama sassese.

Robert Redford, fondatore del Sundance Film Festival, il più grande festival di cinema indipendente degli Stati Uniti, ha recentemente dichiarato che il documentario è diventato l'unico medium capace di raccontare la realtà in maniera efficace e poetica.

Inoltre, il numero di documentari inseriti nelle selezioni ufficiali dei festival di cinema internazionali sta aumentando esponenzialmente: sono stati addirittura 11, ad esempio, nell'edizione del Festival di Venezia 2012 (e di autori come Spike Lee, Michael Mann e Jonathan Demme).

Ed è proprio partendo dalla consapevolezza che il documentario ha oggi un valore cruciale per la cultura, l'educazione e l'informazione, che gli organizzatori hanno deciso di presentare una rassegna di documentari d'autore a tematica ambientale.

La proiezione de Il suolo minacciato, che ha aperto la rassegna, ha visto una buona partecipazione di pubblico, nonostante le difficoltà climatiche. E il pubblico presente ha dimostrato un grande interesse ed una grande attenzione non solo durante la proiezione del filmato, ma anche durante l'articolato dibattito che si è sviluppato dopo la proiezione. Il tema del consumo del territorio, e del processo di cementificazione selvaggia che la cosiddetta “Food Valley” (soprattutto la zona di Parma) ha subito nel corso degli ultimi 2 decenni, ha dato la possibilità di riflettere su temi estremamente attuali, quali il consumo di territorio, l'acquisto consapevole e sostenibile, la valorizzazione dell'ambiente e dei prodotti locali, i criteri di costruzione di PSC comunali (quello che un tempo veniva detto “piano regolatore”, più o meno), la speculazione edilizia.

Alla fine di ogni proiezione, infatti, sono stati invitati gli autori (o altre figure vicine alla realizzazione dei progetti) per raccontare la propria esperienza, concludendo la serata con un rinfresco informale con prodotti a Km 0, durante il quale si potranno scambiare idee e suggestioni.

I documentari selezionati permetteranno di affrontare una molteplicità di aree tematiche inerenti la sostenibilità ambientale come: energia, ecostistemi, biodiversità, rapporto uomo-ambiente, cambiamenti climatici, efficienza energetica, consumi consapevoli di economia solidale, salute, agricoltura, alimentazione ecc.

L'infoline è: 328 0596653, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

PROGRAMMA COMPLESSIVO:

LUNEDì 12 NOVEMBRE, h.21.00 - Il suolo minacciato di Nicola Dall’Olio, 2009

Negli ultimi anni nella pianura padana si sono perduti migliaia di ettari di suolo agricolo ad opera di una dilagante espansione urbana ed infrastrutturale. Il film mostra senza veli quanto sta accadendo al territorio e al paesaggio evidenziando l’importanza di preservare una risorsa finita e non rinnovabile come il suolo agricolo.

LUNEDì 19 NOVEMBRE, h.21.00 - Modena3 di Gabriele Veronesi, 2011

Documentario d’inchiesta sul consumo di suolo a Modena. Il documentario cerca di capire le reali ragioni di uno sviluppo forzato della città, non omogeneo e soprattutto non condiviso da gran parte della cittadinanza. Una storia locale che parla di politica e di futuro.

LUNEDì 26 NOVEMBRE, h.21.00 - I lavoratori vanno ascoltati di Christian Tito, 2012

Un cantiere siderurgico particolare, l’Ilva di Taranto, per rappresentare la fabbrica come simbolo d’oppressione universale della nostra epoca. La poesia come mezzo per tentare di restituire voce e dignità a chi ha vissuto l’esperienza della fabbrica ed è rimasto segnato da una vita di lavoro in essa.

LUNEDì 03 DICEMBRE, h.21.00 - Genuino Clandestino di Nicola Angrisano, 2011

Mentre la burocrazia bandisce dal mercato migliaia di piccoli produttori, il consumatore continua a subire modelli di produzione del tutto inadeguati a garantire genuinità ed af­fidabilità dei cibi. Insu^tv racconta la realtà di “Genuino Clandestino”, spaziando fra temi come democrazia del cibo, sviluppo economico, salvaguardia dell’ambiente e accesso alla terra.

LUNEDì 10 DICEMBRE, h.21.00 - Gente di Terra Madre di Paolo Casalis e Stefano Scarafia, 2008

Emozionante viaggio all’interno del meeting di Terra Madre 2008, dove contadini, cuochi, pescatori, accademici, allevatori e produttori di tutto il mondo si incontrano per discutere di cibo e ambiente. Gente di Terra Madre fa emergere la volontà di superare le logiche di profitto e lo spaventoso divario economico tra paesi sviluppati e terzo mondo.

 

docdoc

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Dicembre 2012 16:14

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