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Natale di Magia - Piccola cronaca intima di un grande miracolo [Natale 2019]

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Mio Cucciolo d’Uomo,


pochi giorni fa abbiamo festeggiato i tuoi primi 9 mesi di vita.

Dopo 9 mesi dentro di sé, in stretta simbiosi con lei, la tua mamma ha goduto per 9 mesi della tua straordinaria presenza fuori da lei. Ed entrambi siete un po’ nati per la seconda volta, lei come madre e tu come figlio.

Io, da quella magica sera in cui per la prima volta sono naufragato dolcemente nell'infinito dei tuoi piccoli occhi, e in cui per la prima volta ti ho cullato sul mio avambraccio, sto rinascendo un po’ tutti i giorni. Una sensazione strana per una persona affezionata ad un approccio abbastanza organizzato con i fatti della vita. Ma decisamente stimolante per cercare di diventare un po’ migliore…

E così, proprio oggi, tra una corsa per impedire che tu possa infilare i tuoi ditini nella presa della corrente, e il soccorso ad un pianto inconsolabile dovuto ad uno spavento da perdita di equilibrio nei tuoi primi tentativi di sollevarti, ho ripreso in mano quanto mi ero appuntato una volta rientrati dall'ospedale, quando tutto era appena successo.

Ah, giusto per la cronaca, visto che immagino che da qui a quando potrai leggere queste righe te ne sarai abbondantemente dimenticato: oggi siamo stati bene. Ci siamo svegliati tardi e ci siamo alzati dopo lunghe coccole sul lettone. Abbiamo mangiato i passatelli della nonna e ci siamo fatti un giretto al parco al sole, perché, pur mancando meno di un mese a Natale, si sta ancora bene all'aperto. La mamma è tornata al lavoro da qualche mese, e ci manca sempre tanto. Ma noi vogliamo fare del nostro meglio per farle capire che, anche se forse siamo molto lontani dalla perfezione, non siamo poi così malaccio come uomini di casa. E l’aspettiamo, fiduciosi che il tempo che passeremo insieme sarà bellissimo...

Ma torniamo a quanto scrivevo quel giorno, lasciato in forma di flash un po' disconnessi, nella speranza che il dolce ricordo ci regali il primo sorriso di un bellissimo Natale…

Il nostro viaggio è iniziato.

E da subito, da appena si è sentita la tua voce fragile e decisa, è stato Amore. Amore come mai provato prima. Amore come se finalmente, dopo tante ricerche e tante prove, finalmente si fosse in grado di vedere la materia stessa di cui l'Amore è fatto.

 

Amavamo troppo la Vita per non dare un nostro piccolo contributo. E la Vita stessa ci ha premiato, regalandoci un miracolo. Perché in tanti hanno avuto bambini prima di noi, tanti ne avranno dopo. Probabilmente qualche altro bimbo è nato proprio anche quando stavi nascendo tu, piccolo Elio. Ma a ciascuno viene regalato un miracolo unico, che ti convince intimamente che nessuno ha vissuto un'esperienza così, né prima né dopo...

 

Anche se sai già molto di quello che sta per succedere, anche se hai letto un sacco di libri e partecipato ad tantissimi incontri sui temi connessi ad attesa, parto e genitorialità, non si può essere davvero pronti a quello che stai per vivere, quando varchi la soglia della sala parto.

 

Davanti agli occhi di papà, che cerca di non essere inutilmente impotente, da una collaborazione al contempo violenta e dolcissima tra mamma e piccolo, assistiti dal personale dell'ospedale, accade il Miracolo della Vita. Non un miracolo tra i tanti, che già di per sé è cosa rara. La conoscenza dell' fisiologia di quello che è accaduto e di quanto  sta succedendo davanti ai tuoi occhi non può togliere fascino alla Magia.

Il tuo primo pianto ci ha fatto sentire l'urlo della Vita che va avanti, determinata a superare qualunque sofferenza e qualunque difficoltà.

 

Poi il rientro a casa e l'affetto di due famiglie e di un paese. Dagli incontri fortuiti al mercato o per le strade della nostra Sasso, alla visita di amici capaci talvolta di dire la cosa giusta al momento giusto.

Perché se è purtroppo vero che si sentono tante frasi dette a sproposito e tanti consigli non richiesti, è anche vero che ci sono incontri e frasi che ti illuminano la giornata e che ti regalano belle emozioni.

Forse anche questo, tra tante complicazioni, è il bello di abitare in un paese e non in una grande città.

Speriamo che saprai apprezzare il luogo in cui io e mamma abbiamo scelto di fare iniziare i tuoi passi, libero di camminare dove vorrai, non appena sarai in grado di farlo.

 

Da quando sei nato mi è chiarissimo il motivo per cui abbiamo deciso di dividere la storia dell'uomo usando come spartiacque la nascita di un bambino. C'è un prima e un dopo. Tante cose restano quelle di prima, ma in un'ottica di senso completamente diversa.

E questo Natale sarà speciale per noi, nati come nuova famiglia proprio nel tuo sorriso.

 

E ora, visto che la vita da neo-papà non fa solo rima con "cuore" ed "amore", ho anche capito che, al di là di ogni dibattito interno dell'Accademia della Crusca, c’è un solo significato passivo possibile del verbo “pisciare” usato in modo transitivo, e indica qualcosa che accade al papà mentre cambia il pargoletto ed "è pisciato" senza pietà ...altro che il famoso cane che "viene sceso" per fare i suoi bisogni!

 

Tengo la mia mano sulla tua pancia tormentata, la tua manina stretta attorno al mio mignolo sotto le coperte. Io sembro enorme, ma quanta forza sa darmi la tua piccola stretta...

 

Ora abbiamo un intero libro bianco, su cui scrivere tante storie… quella del Dottor Elio Pancino, che nel far-west curava gli indiani, parlando la sua strana lingua magica con gli Uomini della Medicina della tribù. Oppure quella dell'Ingegner Elio Pancini che avevano chiamato a progettare una metropolitana per connettere tutto il mondo, sfruttando l'energia del nucleo della Terra. O quella di Elio Pancio, l'Esploratore, che aveva trovato il Villaggio degli elfi vicino al Polo. O quella del Cavalier Gelsomino Pancinetti, che aveva organizzato un viaggio sulla Luna con i bimbi della sua classe dell'Asilo… che soggetto, poi, il Cavalier Pancini!!!

 

Alcune storie le abbiamo già iniziate a scrivere insieme, altre dobbiamo ancora addirittura immaginarle.
Ma sono certo che sarà bellissimo farlo insieme.

 

Sasso Marconi, 30/11/2019

 

 

P.S.: Per questo 2019, niente video con le foto. Le foto sarebbero tante, ma il ricordo di questo 25 febbraio è senza dubbio la cosa più importante dell'anno, e, probabilmente, una delle più importanti delle nostre vite...

Auguriamo a tutti un Natale di Pace e Serenità, che ce n'è un gran bisogno! ...e un 2020 che sappia essere all'altezza dell'anno che lo ha preceduto, provando anche a fare di meglio, se vuole (anche se, nel nostro caso, il 2019 ha davvero fatto tanto)!

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Dicembre 2019 11:20

Auguri Natale 2017

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Il 2107 è stato un anno impegnativo. "Impegnativo" con tante sfumature...

A volte inteso come "duro": duro fino a ferire, duro fino a fare sanguinare.

Ma anche spesso inteso come "denso di sfide": sfide lavorative e sfide personali.

E, in fondo, la nostra nuova casa non è forse anche un segno materiale e tangibile di un grande impegno?

Ora, però, serve qualche giorno di riposo, di pace, di serenità, e quello che auguro a me e la stessa cosa che auguro a voi

...un grande abbraccio a tutti! Buona Vita...

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Dicembre 2019 10:47

...e così viene Natale...

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Forse quest'anno non eravamo del tutto pronti.

Io, almeno, non lo ero di sicuro.

Instabili sensazioni di precarietà diffusa, e malinconiche fitte di dolore nascoste in un “mi manchi”.

Frenetiche ed estenuanti corse, senza chiari obiettivi davanti.

Forse non lo avevo neppure sentito mentre si avvicinava, tanto ero stordito dal momento.

Ma Natale è arrivato. Così, senza avvisare.

Perché non importa dirsi che tutto va bene per forza, quando tante cose ti ricordano che non è così.

Non conta neppure se lo dice il telegiornale.

E non è neppure necessario partecipare alla grande festa dei Centri Commerciali ed al rito dei brindisi d'auguri, per sentirlo arrivare.

Tutt'altro.

Quest'anno l'ho trovato solo attendendolo nel silenzio.

Nel calore di un grande abbraccio, che supera i muri e i confini.

Certo che il grande miracolo si ripeterà anche stanotte.

Perché così viene Natale.

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Dicembre 2019 10:47

Angiolino Micheletti (27 novembre 1933 – 20 ottobre 2016). Mio padre.

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Sofferenza. Sua e nostra. Diversa, probabilmente (mai come ora sono stato fermamente convinto che la sofferenza è sempre personale e non cedibile). Ma racchiusa in un unico cerchio d'amore: coniugale, filiale, fraterno, e certamente paterno.

L'immagine del mio papà che si toglie la maschera dell'ossigeno facendo cenno alla mamma di avvicinarsi per darle un bacino sulla guancia mi resterà sempre nel cuore. Come pure quella della sua mano che stringe la mia e quella di Davide, forte come a cercare di esprimere qualcosa che la bocca secca non riusciva più ad articolare.

Mentre vorrei avere già dimenticato l'immagine dei suoi occhi carichi di pianto, gli sguardi pieni di terrore per la fine che sentiva vicino, e anche i dettagli di quell'ultima terribile notte. Quando mi sentivo carceriere più che amorevole assistente. Quando, dopo tante ore di pannoloni lacerati, mascherine strappate dalla bocca, attacchi agli aghi delle flebo, dolorosi tentativi di evadere dalle sponde del letto, sentivo la rabbia mista al dolore crescere dentro. Perché non è giusto doversi salutare così.

Avevi paura di essere troppo vecchio, quando siamo nati. Di non poterci veder crescere.

Invece siamo qui, 40 anni io e 36 Davide, che ti salutiamo con il cuore che piange, ma con l'incrollabile consolazione che hai fatto un buon lavoro, nella tua vita e per la tua famiglia.

Ci tenevi a darci quello che tu non avevi mai avuto. E quando eravamo piccoli hai fatto di tutto per tenerci al riparo da quel mondo che stava già cambiando in peggio. E non hai mai avuto bisogno di nessuna lettura filosofica o politica per saperlo.

Poi siamo cresciuti, e ci hai dato il modo di scoprire ed affrontarlo, quel mondo la cui discesa verso la dissoluzione di tante cose importanti pareva sempre più inarrestabile. Forse non condividendo sempre le scelte che facevamo, ma dandoci sempre tutto il supporto possibile per garantirci di poterle fare, e la certezza che avremmo sempre avuto una casa a cui tornare, da vincitori o da vinti.

Tu e mamma avete sempre accolto, con affetto e discrezione, i nostri amici, i nostri piccoli e grandi amori, e avete sempre saputo dare un letto caldo ai nostri sogni.

Oggi faccio fatica a non piangere. Tra qualche ora vedrò i lineamenti del tuo viso per l'ultima volta. Per sempre ...quanto male mi fa questa cosa!

Però confido che, col passare dei giorni, il ricordo del sorriso di quanto stavi bene ed eravamo tutti a tavola insieme riprenda il suo posto, coprendo almeno parzialmente l'immagine del tuo viso sofferente, e anche che le tue risate guardando Bud Spencer e Terence Hill che le suonavano ai cattivoni risuonino nei miei pensieri cacciando l'odioso e cupo rantolo del tuo respiro affannato che usciva attutito e disumanizzato dalla maschera verde che ti abbiamo tolto solo dopo la fine.

Non avevo mai esattamente capito cosa si intende, quando si dice che si nasce e si muore soli. Ora mi è evidente. Ora, purtroppo, credo di saperne davvero molto di più.

Ma spero che l'affetto e il costante tentativo di vegliare sulla tua agitazione per impedire che ti facessi male ti abbiano almeno in parte aiutato a non sentirti abbandonato, quando ci hai salutato. Se è vero che è da soli che si varca la soglia tra la vita e la morte, spero almeno che il calore delle nostre mani ti abbia accompagnato fino all'ultimo passo.

E sono certo che da dove sei puoi ancora sentire il vibrare dei cuori, nostri e di tutte le persone che ti hanno voluto bene.

Arriverà il tempo per arrabbiarsi con l'Ospedale, per il modo in cui ti hanno trattato alla fine di tutto, per averti (ed averci) dimenticato per ore in una stanza come un pacco non ritirato.

Arriverà anche il momento per ringraziare tutte le persone, che hanno saputo starci vicino, ciascuno col il suo tono e ciascuno a suo modo (perché anche l'affetto, come la sofferenza, è intrinsecamente personale).

Ma oggi vorrei solo salutarti e cercare di farti arrivare il mio amore di figlio imperfetto. Senza piangere troppo, se possibile.

Buon viaggio, papà. Ci vediamo alla meta.

Rioveggio, 22/10/2016 ore 10.00

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2016 21:06

Un Natale Felice... (Auguri 2015)

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Buon Natale a tutti!

Un Natale sereno, se possibile. Meglio sarebbe ancora un Natale felice, ma anche qui non tutto dipende solo da noi.
Per me quest'anno lo è, un Natale felice.

Come da tradizione ho montato un po' di foto per ricordare cosa è successo in questo 2015 che sta per volgere al termine...
Ho fatto meno foto del solito, ma mi sono reso conto di aver fatto comunque un sacco di cose.
Tantissima musica e tantissima bellezza hanno accompagnato il passare di questi giorni.

Il lavoro ha avuto momenti davvero pesanti, ma anche qualche piccola soddisfazione, che aiuta a far fronte a quello che spesso non va come vorremmo.

Qualche amico ci ha lasciato, ma qualche nuovo sorriso si è dischiuso alla luce di questo nostro piccolo e storto mondo, regalandoci la speranza che qualcosa possa ancora aggiustarsi.

L'anno si chiude nella nostra nuova casina, in cui stiamo davvero bene, e questa è certo una delle novità più importanti dell'anno.

Che dire, quindi?

Mangiate e bevete, cercando di gustarvi e godervi ogni boccone e ogni sorso.

Vi auguro sorrisi sinceri, abbracci pieni di calore e la possibilità di realizzare almeno il più piccolo dei vostri sogni (poi, se va ancora meglio, credo che nessuno si lamenterà più di tanto!).

Speriamo di essere sempre capaci di accorgerci dei momenti fortunati e di non cadere sotto il peso di quelli un po' più grigi. Sono sempre più convinto che, in fondo, una parte delle nostre speranze di essere felici dipenda soprattutto da quello...

Buona Vita, gente...

 

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Ottobre 2016 10:52

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