I Sogni di Peter

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...e così viene Natale...

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Forse quest'anno non eravamo del tutto pronti.

Io, almeno, non lo ero di sicuro.

Instabili sensazioni di precarietà diffusa, e malinconiche fitte di dolore nascoste in un “mi manchi”.

Frenetiche ed estenuanti corse, senza chiari obiettivi davanti.

Forse non lo avevo neppure sentito mentre si avvicinava, tanto ero stordito dal momento.

Ma Natale è arrivato. Così, senza avvisare.

Perché non importa dirsi che tutto va bene per forza, quando tante cose ti ricordano che non è così.

Non conta neppure se lo dice il telegiornale.

E non è neppure necessario partecipare alla grande festa dei Centri Commerciali ed al rito dei brindisi d'auguri, per sentirlo arrivare.

Tutt'altro.

Quest'anno l'ho trovato solo attendendolo nel silenzio.

Nel calore di un grande abbraccio, che supera i muri e i confini.

Certo che il grande miracolo si ripeterà anche stanotte.

Perché così viene Natale.

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 24 Dicembre 2016 16:59

Angiolino Micheletti (27 novembre 1933 – 20 ottobre 2016). Mio padre.

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Sofferenza. Sua e nostra. Diversa, probabilmente (mai come ora sono stato fermamente convinto che la sofferenza è sempre personale e non cedibile). Ma racchiusa in un unico cerchio d'amore: coniugale, filiale, fraterno, e certamente paterno.

L'immagine del mio papà che si toglie la maschera dell'ossigeno facendo cenno alla mamma di avvicinarsi per darle un bacino sulla guancia mi resterà sempre nel cuore. Come pure quella della sua mano che stringe la mia e quella di Davide, forte come a cercare di esprimere qualcosa che la bocca secca non riusciva più ad articolare.

Mentre vorrei avere già dimenticato l'immagine dei suoi occhi carichi di pianto, gli sguardi pieni di terrore per la fine che sentiva vicino, e anche i dettagli di quell'ultima terribile notte. Quando mi sentivo carceriere più che amorevole assistente. Quando, dopo tante ore di pannoloni lacerati, mascherine strappate dalla bocca, attacchi agli aghi delle flebo, dolorosi tentativi di evadere dalle sponde del letto, sentivo la rabbia mista al dolore crescere dentro. Perché non è giusto doversi salutare così.

Avevi paura di essere troppo vecchio, quando siamo nati. Di non poterci veder crescere.

Invece siamo qui, 40 anni io e 36 Davide, che ti salutiamo con il cuore che piange, ma con l'incrollabile consolazione che hai fatto un buon lavoro, nella tua vita e per la tua famiglia.

Ci tenevi a darci quello che tu non avevi mai avuto. E quando eravamo piccoli hai fatto di tutto per tenerci al riparo da quel mondo che stava già cambiando in peggio. E non hai mai avuto bisogno di nessuna lettura filosofica o politica per saperlo.

Poi siamo cresciuti, e ci hai dato il modo di scoprire ed affrontarlo, quel mondo la cui discesa verso la dissoluzione di tante cose importanti pareva sempre più inarrestabile. Forse non condividendo sempre le scelte che facevamo, ma dandoci sempre tutto il supporto possibile per garantirci di poterle fare, e la certezza che avremmo sempre avuto una casa a cui tornare, da vincitori o da vinti.

Tu e mamma avete sempre accolto, con affetto e discrezione, i nostri amici, i nostri piccoli e grandi amori, e avete sempre saputo dare un letto caldo ai nostri sogni.

Oggi faccio fatica a non piangere. Tra qualche ora vedrò i lineamenti del tuo viso per l'ultima volta. Per sempre ...quanto male mi fa questa cosa!

Però confido che, col passare dei giorni, il ricordo del sorriso di quanto stavi bene ed eravamo tutti a tavola insieme riprenda il suo posto, coprendo almeno parzialmente l'immagine del tuo viso sofferente, e anche che le tue risate guardando Bud Spencer e Terence Hill che le suonavano ai cattivoni risuonino nei miei pensieri cacciando l'odioso e cupo rantolo del tuo respiro affannato che usciva attutito e disumanizzato dalla maschera verde che ti abbiamo tolto solo dopo la fine.

Non avevo mai esattamente capito cosa si intende, quando si dice che si nasce e si muore soli. Ora mi è evidente. Ora, purtroppo, credo di saperne davvero molto di più.

Ma spero che l'affetto e il costante tentativo di vegliare sulla tua agitazione per impedire che ti facessi male ti abbiano almeno in parte aiutato a non sentirti abbandonato, quando ci hai salutato. Se è vero che è da soli che si varca la soglia tra la vita e la morte, spero almeno che il calore delle nostre mani ti abbia accompagnato fino all'ultimo passo.

E sono certo che da dove sei puoi ancora sentire il vibrare dei cuori, nostri e di tutte le persone che ti hanno voluto bene.

Arriverà il tempo per arrabbiarsi con l'Ospedale, per il modo in cui ti hanno trattato alla fine di tutto, per averti (ed averci) dimenticato per ore in una stanza come un pacco non ritirato.

Arriverà anche il momento per ringraziare tutte le persone, che hanno saputo starci vicino, ciascuno col il suo tono e ciascuno a suo modo (perché anche l'affetto, come la sofferenza, è intrinsecamente personale).

Ma oggi vorrei solo salutarti e cercare di farti arrivare il mio amore di figlio imperfetto. Senza piangere troppo, se possibile.

Buon viaggio, papà. Ci vediamo alla meta.

Rioveggio, 22/10/2016 ore 10.00

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2016 21:06

Un Natale Felice... (Auguri 2015)

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Buon Natale a tutti!

Un Natale sereno, se possibile. Meglio sarebbe ancora un Natale felice, ma anche qui non tutto dipende solo da noi.
Per me quest'anno lo è, un Natale felice.

Come da tradizione ho montato un po' di foto per ricordare cosa è successo in questo 2015 che sta per volgere al termine...
Ho fatto meno foto del solito, ma mi sono reso conto di aver fatto comunque un sacco di cose.
Tantissima musica e tantissima bellezza hanno accompagnato il passare di questi giorni.

Il lavoro ha avuto momenti davvero pesanti, ma anche qualche piccola soddisfazione, che aiuta a far fronte a quello che spesso non va come vorremmo.

Qualche amico ci ha lasciato, ma qualche nuovo sorriso si è dischiuso alla luce di questo nostro piccolo e storto mondo, regalandoci la speranza che qualcosa possa ancora aggiustarsi.

L'anno si chiude nella nostra nuova casina, in cui stiamo davvero bene, e questa è certo una delle novità più importanti dell'anno.

Che dire, quindi?

Mangiate e bevete, cercando di gustarvi e godervi ogni boccone e ogni sorso.

Vi auguro sorrisi sinceri, abbracci pieni di calore e la possibilità di realizzare almeno il più piccolo dei vostri sogni (poi, se va ancora meglio, credo che nessuno si lamenterà più di tanto!).

Speriamo di essere sempre capaci di accorgerci dei momenti fortunati e di non cadere sotto il peso di quelli un po' più grigi. Sono sempre più convinto che, in fondo, una parte delle nostre speranze di essere felici dipenda soprattutto da quello...

Buona Vita, gente...

 

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Ottobre 2016 10:52

D'amore non si muore ...ma della sua mancanza!

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Il Club dei Vedovi Neri è tornato. Quale migliore occasione per riprendere i miei interventi sulle produzioni culturali del nostro territorio?

La formazione guidata dal milanese Francesco Casarini (ormai cittadino honoris causa di Sasso Marconi), che vede coinvolti il polistrumentista Claudio Brizi, il bassista Pietro Zanini e il batterista Renato Raineri, ha dato alle stampe, negli ultimi giorni del 2014, l'album D'amore non si muore. Dopo una lunga lavorazione, e qualche discreta anticipazioni su quanto mi sarebbe arrivato tra le mani, sono finalmente onorato dell'occasione di parlarvi delle mie impressioni.

Si tratta di un album da ascoltare in giacca, come annunciato già dalla foto di copertina e da quella in seconda, di gusto marcatamente jazz, ma con una maglietta blu con su scritto “New Jersey” (vissuta e magari con qualche piccolo strappo) indossata sotto la camicia. Non più murder ballads (del resto quello ce l'avevano già fatto pregustare con l'EP Numana), ma rock d'autore, tra De André e Ligabue.

Le atmosfere, sempre estremamente intime, che in più di un'occasione richiamano i temi noir a cui la band ci ha da sempre abituato, si fanno sempre più rarefatte e raffinate. L'introspezione, a tratti visionaria, prende qui il posto del puro gusto di raccontare storie. E scorrono così i brani, dall'intro quasi charleston di Disarmato, alla melodica e disillusa Porte chiuse, agli arabeschi da kasbah di Da adesso in poi, al dialogo interiore che possiamo trovare in Lontano da me, all'atmosfera blues di Dritto al cuore. Poi seguono Acque calme ed INRI, che rappresentano, secondo me, il vero cuore dell'album, nonché il punto poetico più alto raggiunto da questa produzione. E poi, ancora Non ci lasceremo mai, con il suo fischio felliniano di inizio, il disincanto noir di Distante e diverso, che precede degnamente le atmosfere vendicative dal sapore un po' western di Ti troverò. Poi un brusco risveglio con il rock di Lei è lì, ed il caldo e protettivo saluto finale affidato a Seconda pelle, la cui sensualità è resa ancor più efficace grazie all'inattesa apparizione di un morbido sax.

Tante le collaborazioni di cui possiamo godere nei vari brani: oltre al sax di Marco Cevenini, la tromba di Daniele Barbato, la batteria di Mirco Bindelli, il violoncello di Pino d'Amico, la chitarra di Antonio Stragapede, i pianoforti (coda e Fender Rhodes) di Stefano Tamiazzo e la fisa di Roberto Villani. Come è evidente, anche solo nello scorrere questa lista, siamo di fronte all'album autoprodotto di un quartetto, che però punta ad arrangiamenti quasi “orchestrali” e mai banali. Tante le voci, tante le linee melodiche che si danno la mano, giocano tra loro e si danno il cambio nei 50 minuti di durata di questo bellissimo album.

La curiosità, a questo punto, è tanta nell'attesa della sua presentazione ufficiale e del tour live: tanta complessità dovrà certamente mediare con le necessità pratiche di un'esibizione dal vivo, ma sono assolutamente certo che, da questa partenza, non potrà che saltar fuori qualcosa di buono e di veramente interessante.

E Francesco mi ha personalmente anticipato che il tiro rockettaro di alcuni groove potrebbe alzarsi qua e là, per sostenere dal vivo l'attenzione degli ascoltatori durante i brani più intimi. Aspettiamo, fiduciosi le prossime uscite!

Il sito ufficiale della band, per informazioni, contatti ed date del tour, è: http://www.vedovineri.it.

“Non ti basta / sapermi a galle in acque calme

se poi il mio cuore è di tempesta che si nutre.”

(articolo per il numero di Aprile 2015)

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Marzo 2015 11:29

Per fare una canzone di Natale non basta un argomento natalizio... (Auguri Natale 2014)

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...ma serve un ingrediente più speciale...

Quest'anno ho scritto davvero poco. E questo è un dato di fatto. Solo pochi post mi separano dagli auguri di Natale dell'anno scorso, è questo non è benissimo. E anche andando a rovistare tra gli appunti privati che non vengono poi sistemati per comparire su questo spazio pubblico, non ho trovato molto di più.

Onestamente, ho anche letto molto meno di quello che avrei voluto. Di certo molto meno del solito. E anche questo non è benissimo!

Ma, scrittura e lettura a parte, che sono certo torneranno al loro posto appena raggiunta una normalizzazione delle cose, che stanno iniziando a prendere una forma, è stato decisamente un grande anno.

Se il 2013 è stato l'anno della fenice, questo ha senza dubbio mantenuto le sue aspettative di essere un anno di rinascita. Dalle ceneri di un anno bellissimo (ma decisamente di passaggio) è nato un anno pieno di nuove sfide e di nuovi progetti, la maggior parte dei quali ancora in corso di definizione. Ma quasi tutti in progress, e in fondo è proprio questa la cosa più importante.

Il lavoro, che l'anno scorso era solo la promessa di un'opportunità, con fatica e con soddisfazioni, è diventato una bella realtà. E sembra che ci siano ancora una sacco di belle cose da fare.

Con Simona tutto alla grande. La nostra relazione cresce con noi, e anche su questo fronte i progetti non mancano.

Qualcuna delle attività che avano accompagnato, se non proprio tutta la mia esistenza, almeno molti degli ultimi anni, hanno lasciato il posto a nuovi pensieri e a nuovi idee, che non sembrano al momento lasciare concedere troppi minuti di libertà. Ma nulla è totalmente perduto, mentre tante sono le cose guadagnate.

Non significa che  questo sia stato un anno solo pieno di belle novità. Tutt'altro... alcuni pensieri tristi non ci abbandonano mai, e la situazione in cui tutti noi ci troviamo a vivere ha un sacco di buone ragioni per farci incazzare, o anche solo per essere poco tranquilli.

Ma, nonostante le solite questioni legate alla crisi, alla politica che parla troppo e fa poco, alla corruzione che sembra ammorbare chiunque conquisti una poltrona, alla forbice tra i ricchi e i poveri che tende ad aprirsi, alla crisi dei valori di un mondo continuamente sballottato tra la morte di Dio e la necessità di nuovi dei, la sensazione che mi lascia in bocca questa chiusura d'anno è tutt'altro che negativa.

Abbiamo tanto da offrirci l'un l'altro, e in giro ci sono molte più persone belle di quelle che saremmo indotti a vedere quando ci lasciamo seppellire dai mali del mondo.

Quindi, Buon Natale a tutti.

Che queste feste portino a tutti noi il coraggio di recuperare il senso di parole importantissime, come “ho sbagliato”, “ho cambiato idea”, “ti/vi voglio bene”, “mi fido di te/voi”, e soprattutto che ci aiutino a trovare il coraggio di usarle.

Buona Vita!

 

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Gennaio 2016 18:50

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