I Sogni di Peter

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Resto di Sasso (articoli)

Metallo pesante nell'aria

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“Se la musica è troppo alta, sei troppo vecchio”

 

(l'articolo nasce per il numero del Resto di Sasso di aprile 2013)

 

La frase che ho scelto come epigrafe dell'articolo è una citazione da Ted Nugent, chitarrista americano attivissimo fin dalla fine degli anni Sessanta. Ma è una buona sintesi di un modo di vivere il rock tuttora validissimo! Che si adatta benissimo anche al Metalcore dei The End at The Beginnig, protagonisti di questa puntata.

Parlare di Metal, mi riporta indietro di qualche anno, e ravviva un sacco di ricordi. La mia prima chitarra è arrivata in seconda media (wow... più di 20 anni fa!). Una chitarra classica, per imparare, ora dispersa a casa di qualche ex allievo a cui l'avevo prestata. Poi è arrivata la mitica Ibanez folk, corde bronzo/fosforo, che mi accompagna tuttora (mostrando ahimè i suoi anni) nelle mie peregrinazioni. Ma fu soltanto per la promozione di Terza Media che arrivò l'elettrica, la tanto sognata Fender Strat HM nera, una modifica “cattiva” della classica Stratocaster, con ponte tremolo più aggressivo ed un potente humbucker, per suoni pesanti e distorsioni prive di ronzii. H.M. stava, come forse è intuibile, per Heavy Metal. Perché, se il mio dio delle sei corde era senza dubbio Mark Knopfler dei Dire Straits, non posso negare che l'aspirazione massima (non solo mia, ma di tanti quindicenni di allora) era quella di tirar fuori da quell'arnese quello che sentivamo negli album in cui suonavano soggetti come Eddie Van Halen, Ritchie Blackmore e Angus Young. Decisamente meno “morbidi” del professore britannico che amava Bob Dylan!

A proposito di Metal, faccio fatica a non pensare ad una bellissima immagine che circolava qualche tempo fa su internet: un pubblico di “cattivissimi” metallari che si passa, spalla a spalla, un ragazzo handicappato sulla sua carrozzina, per farlo passare in prima fila, davanti al palco. Perché il Metal è così: cattivo sì, ma solo di rado pericoloso. Non privo di sentimenti positivi. E una giacca nera con un sacco di borchie e una maglietta con i teschi non sono (quasi) mai state un problema, e possono essere molto meno pericolose di una giacca e una cravatta. Ho sempre pensato che la scelta Metal sia prima di tutto catartica, e ci aiuti ad espellere quella rabbia che ciascuno di noi si porta dentro, e che, repressa, fa spesso un sacco di danni.

La scena Metal è tuttora vivissima, anche a Sasso! The End at The Beginning (in dettaglio Nick Roccati, voce, Andre Marcomini, chitarra solista, Tex Tassi, clean voice e chitarra ritmica, Ale Scarpetta, basso, e Flep Traversini, batterista), che suonano insieme da un paio d'anni, con il loro album eponimo uscito a fine 2012, ne sono una dimostrazione davvero interessante.

Nati nel 2011 dal desiderio di suonare insieme (all'inizio sono Tex, Flep e Andre, poi arrivano Ale e Marco, il primo cantante, che viene poi sostituito da Nick), caricati da una bella prima esperienza live sul bel palco della SassoFest, decidono di unire alle cover già in repertorio anche una loro produzione originale. Il nome, scelto principalmente perché “figo”, cito testualmente, nonostante le difficoltà di pronuncia, non può non rimandare anche ad un'ossimorica confusione tra inizio e fine, che fa pensare ad un'idea di futuro estremamente sofferta. Comune a tanti, più o meno giovani.

Chiedo a Tex (classe 1991) una dichiarazione sulla loro produzione musicale, e, sempre per colpa del mio pessimo inglese, anche di riassumermi un po' i contenuti delle canzoni presenti nell'album, i cui testi sono a volte di difficile comprensione anche per le tecniche canore impiegate. Questo quello che mi dice: “Facciamo musica perché ci piace, cerchiamo di trasmettere l'energia e le forti sensazioni che noi stessi proviamo sul palco. I nostri testi sono estremamente variegati, dall'indecisione all'ingiustizia (Weakness In Me), dall'apparenza di non riuscire a reagire talvolta ai problemi (No More Reaction) ad un libero flusso di pensieri alla Joyce (Camilla's Turn). Non pretendiamo di diventare famosi (anche se l'obiettivo di ogni musicista è che la propria musica sia ascoltata dal mondo), ma ci limitiamo a condividere pensieri, adrenalina, sudore, sputi e brividi sul palco con chi ci ascolta”. Questo ci ricorda un'altra caratteristica propria del Metal: la fisicità e il fatto di dare tutto, di correre, sudare, stancarsi fisicamente. Il musicista non si risparmia e non rifugge il contatto. E anche qui l'elemento catartico si fa evidente. Fisicamente evidente.

Sezione ritmica potentissima e precisa, ed una collaudata struttura di continuo dialogo ed armonizzazione tra voce distorta (growl, variamente sfumato) e voce pulita, sono senza dubbio due punti di forza di un gruppo che sono certo abbia ancora tanto da raccontarci.

Per concludere, voglio ricordare che siamo tutti invitati il 6 aprile al Caos Rock Club di via Zanardi a Bologna, dove salteranno, suderanno e regaleranno brividi adrenalinici a tutti i presenti, insieme agli svizzeri RTC.

Permettetemi un'ultima osservazione, estemporanea ma non troppo. Siamo solo alla quinta puntata del nostro viaggio. Ma ho notato un elemento, che mi sembra degno di nota: all'album degli Absolut Red aveva contribuito JoPoli dei FuoriOnda. All'album dei nostri amici The End at the Beginning ha contribuito Luca degli Absolut. Mi sembra evidente un'apprezzabile solidarietà musicale tra giovani band, capace di attraversare trasversalmente i generi, per di più con buona professionalità. Questo è forse un esempio che il mondo, non solo musicale, dei cosiddetti adulti dovrebbe imparare a seguire...

The End At The Beginnig

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Il Club dei Vedovi Neri, tra amore, morte e vita

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(l'articolo nasce per il numero del Resto di Sasso di marzo 2013)

“Perché ogni tuo secondo viva
E non ti sembri poco
Tu brucia”
(Il Club dei Vedovi Neri - Brucia)


Anche questa volta si cambia genere, ma, dopo le divertite ed incuriosite divagazioni degli scorsi numeri, per rientrare in un terreno a me più congeniale, una curiosa e virtuosa intersezione tra due generi che amo molto: la produzione cantautorale folk di lingua italiana, e la letteratura giallo/noir delle nostre terre. L'occasione per parlare de Il Club dei Vedovi Neri è la recente uscita del loro nuovo E.P. (Extended Play), intitolato Numana, in omaggio al luogo in cui buona parte delle canzoni sono nate, in attesa del loro secondo album, che attualmente è in fase di lavorazione.

E sono felice di poter prendere spunto dalle suggestioni che mi offre la loro musica per ricordare anche il folto bosco (sottobosco sarebbe riduttivo!) del giallo e del noir letterario nostrano: i sassesi Roberto Carboni e Gianfranco Nerozzi, i nostri vicini di casa del dinamico duo Macchiavelli/Guccini, il bolognese d.o.c. Matteo Bortolotti, tanto per citarne alcuni ...chissà che prima o poi non li si possa vedere tutti insieme sul palco del Teatro di Sasso Marconi, proprio sulle note de Il Club dei Vedovi Neri, a presentare una retrospettiva sui film “neri” dei fratelli Avati (e non solo), magari in compagnia di Carlo Lucarelli, che ormai pare essere stato “adottato” dal Comune di Casalecchio. E' evidente che il noir trova terreno fertile dalle nostre parti ...perché non valorizzare questa cosa?!?

Per tornare ai nostri eroi, all'anagrafe Claudio Brizi (chitarra) e Francesco Casarini (voce), questo giornale si è già occupato di loro nel maggio 2011, presentandoli come gli artisti che costituiscono dalle origini la “colonna sonora” ufficiale del Premio dedicato a Nik Novecento, attraverso l'intervista preparata dal giovane Lorenzo Atti.

Personalmente, ho apprezzato tantissimo il loro primo album del 2010. Dodici Storie Nere, di nome e di fatto. Dodici brani che raccontano altrettanto storie noir, narrativamente articolate e concluse spesso in modo al contempo poetico ed arguto. Il primo album ci aiutava a capire molto riguardo al loro nome: il Club dei Vedovi Neri era, infatti, protagonista di alcune storie che avevano segnato lo sconfinamento di Asimov, mostro sacro della fantascienza, nella letteratura del mistero e nel racconto giallo.

L'ispirazione musicale dichiarata era quella delle murder ballads di lingua inglese, che rinvia direttamente a Johnny Cash, a Nik Cave, a Neil Young, strizzando forse un po' l'occhio anche al cinismo del francese Brassens, ma personalmente non sono mai riuscito ad ascoltare i bellissimi testi di questo album senza pensare alla Ballata dell'Amore Cieco, alla Canzone di Marinella e alle canzoni di Non al Denaro non all'Amore né al Cielo del grande Fabrizio de Andrè.

Il nero è ovunque: in Letizia, protagonista della prima traccia dell'album e di un video che ha ormai più di 10.000 visualizzazioni sul canale You Tube della band, “Lui in piedi sulla riva con le mani lungo il corpo / Lei stesa tra le acque senza il fiato che le ha tolto”, così come, nella bellissima Il violinista, nelle corde del violino “dalle chiavi allontanate / stringono le gole delle donne da lui amate”, per non parlare degli ubriachi di Dicembre o della canzone L'ultimo ...”È l’ultimo stanotte, vedremo domattina”

La formazione attuale, con cui è stato registrato Numana, fatta salva la presenza di Claudio e Francesco, è cambiata rispetto alla situazione del primo album, e si è arricchita del basso rock del sassese Pietro Zanini e della batteria dell'attivissimo Renato Raineri, che insieme hanno già condiviso l'esperienza delle apprezzate Officine Musicali. E, pur avendo forse un po' perso il progetto di fondo legato alla raccolta di situazioni noir, forse difficile da replicare senza cadere nella monotonia, quello che ci lascia immaginare il nuovo EP è una maggiore attenzione ai suoni e al missaggio, e una più matura poetica dei testi, con una costruzione forse meno lineare e narrativa, ma certo maggiormente onirica. Senza dubbio, si esce dall'ascolto delle nuove tre tracce con una grande curiosità e con grandi aspettative nei confronti dell'uscita del nuovo album.

Tre tracce, dicevo: Brucia (da cui è stato tratto il nuovo video), L'attesa e Luce senza ombre, disponibili sia su CD che in free download. La prima, dolcemente malinconica, contiene un insistente invito a vivere pienamente la vita prima che fugga via, mentre le altre due si avvicinano forse un po' di più, sia dal punto di vista musicale che nel contenuto del testo, al gusto del primo album.

Attendiamo quindi l'attesa del nuovo lavoro, per vedere quanto “neri” siano diventati i nostri “vedovi”, certi del fatto che la nostra attesa verrà ricompensata con generosità.

Il sito ufficiale della band, per informazioni, contatti ed uscite, è: http://www.vedovineri.it.

 

Club dei Vedovi Neri Numana

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Fenomenologia dell'album di esordio secondo gli Absolut Red

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Una cosa apparentemente divertente che probabilmente rifaremo


Sempre più intrigante questo viaggio tra le produzioni culturali sassesi! Le proposte di ascolto e di lettura sono davvero tante, quasi tutte molto interessanti, e fortunatamente tutte molto diverse tra loro. Confermando sempre più l'impressione che la nostra produzione culturale sia molto più ricca e meno seriale di quello che saremmo portati a pensare.

Sono musicalmente onnivoro, da Bach agli ZZ Top, e il mio viaggio, dopo il rap e dopo il rockabilly degli scorsi numeri (NdA: l'articolo nasce per il numero di febbraio 2013 del Resto di Sasso), mi ha portato questa volta a scovare un piccolo gioiello di Indie Rock made in Sasso Marconi

Parlo di A Supposedly Fun Thing We'll Probably Do Again, dei nostri Absolut Red, presentato sul prestigioso palco del Covo Club di Bologna il 5 gennaio scorso e disponibile al Disco d'Oro e in altri negozi della città. Ironico e molto anglosassone già nell'articolato titolo (preso parzialmente in prestito da David Foster Wallace), l'ascolto dell'album tende a confermare la prima impressione che ricevi tenendo in mano il CD, caratterizzato da un morbido involucro saturo di colore ed accattivante.

Totalmente autoprodotto, registrato e mixato in tavernetta (di Lovi, cantante e chitarrista), come la migliore tradizione Indie impone. Ma con una grande attenzione ai suoni, per la cui produzione pare abbia dato una mano Jo Poli dei FuoriOnda. Colpisce subito l'orecchio un grandissimo gusto negli arrangiamenti, marcatamente britpop e forse premonitore di una nuova british invasion della nostra stanca Italia. Che potrebbe proprio partire dalla nostra città!

Il loro rapporto con Sasso è ricco di contraddizioni, come è normale che sia per un gruppo di adolescenti in cammino verso l'adultità (a patto che esista davvero) che hanno conquistato la macchina da neanche un paio d'anni. Parlando dell'ambiente in cui è nato e cresciuto gruppo, sulla scheda scritta da Sem Rossi, batterista di precisione del gruppo, possiamo leggere: “trascorrevamo il confino nella noiosa Sasso Marconi: cupa, vecchia, triste e all'apparenza insignificante, ma in fin dei conti teatro di tutta la nostra storia.” Difficile non tornare con la mente a quando, più o meno di recente, ci siamo sentiti così in tanti. Profondamente legati alle radici e nel contempo desiderosi di volare via.

Personalmente non vivo di Indie Rock, anche se lo bazzico piacevolmente di tanto in tanto da prima che si chiamasse così, ma già il primo ascolto mi colpisce favorevolmente.

Chiedo a Simon, chitarrista del gruppo e buon amico ormai da un po' di anni, di darmi una mano a capire meglio l'operazione. Simon è l'unico chitarrista che mi sia mai capitato di vedere capace di mettere tanto cuore nella plettrata da finire il concerto con il palmo della mano grattugiato sulle corde! Questa la sua risposta, intrisa della distratta umiltà di una star consumata: “Forse non siamo abbastanza maturi, abbastanza pronti o convinti di diffondere qualcosa. Noi suoniamo.” Tutto molto enigmatico. Non resta che iniziare l'ascolto del CD, allora.

Sento cosa sono diventate Occasion e African Savannah, che ho praticamente visto nascere live dopo live. E mi piace un sacco. Vengo ipnotizzato dallo spensierato fischiettare (e dalla melodia solo apparentemente svagata) di Bathroom Whistling. Mi colpisce tantissimo il primo ascolto di 90s' call, di cui colgo qualche frase, qualche citazione di un mondo che io ho vissuto già adulto, loro bambini, ma che ci accomuna profondamente. L'impossibilità di memorizzare i nomi dei protagonisti di Doestoevskij e la più grande lezione che un uomo possa imparare: “The most important thing, that you’ll ever, ever learn is how to love and how to be loved.”, che da Nat King Cole arrivò a noi attraverso il meraviglioso Moulin Rouge, quando gli Anni '90 erano appena finiti.

Nei testi delle altre tracce si alternano note di profondo, dolcissimo pessimismo, ad agrodolce sentimentalismo nei confronti delle piccole cose e degli episodi apparentemente poco importanti. E non viene mai meno uno slancio intellettuale, che passa dal richiamo al titolo di una raccolta poetica di Montale (il gioco tra Occasioni ed Occasion è tutt'altro che superficiale, tra analogie poetiche e donne angelicate) ad un riferimento filosofico a Bergson su spazio, tempo e percezione.

E proprio qui cominciano i miei primi problemi. Il mio inglese fa schifo. Non posso nascondermi dietro ad un dito! Negli ultimi anni mi sono sempre occupato di cantautori italiani, che comprendo senza difficoltà e che riesco ad approfondire con soddisfazione. Ma questa non è un'attenuante: il mio inglese continua a fare schifo! Per fortuna i ragazzi hanno forse inconsapevolmente fornito un aiuto agli ascoltatori attenti ma con carenze lessicali. E sul sito http://absolutred.bandcamp.com (da cui è possibile anche scaricare i brani in free download, oltre a leggere i testi) trovo quello che mi serve: avendoli sotto gli occhi, tutto mi risulta decisamente più comprensibile rispetto al mio goffo tentativo di capirli al semplice ascolto. E, con l'aiuto del traduttore di Google (rabbrividisco...) e di qualche amica più ferrata di me, i messaggi iniziano a diventare più chiari. Ma non cristallini. E questa volta non è un problema linguistico. Tutto è magnificamente psichedelico, e le storie della quotidianità si trasfigurano in immagini sfocate, in accostamenti spesso azzardati.

Come nel passaggio tra il profilo sognante e sfuocato di ragazza che colpisce in copertina, mentre all'interno un pesce gatto di Kuala Lumpur si fissa enigmaticamente allo specchio quando il CD viene aperto. E, come in un gioco, arriverete al doppio pesce solo dopo aver rimosso il CD, su cui campeggia l'immagine di Giovigo, simpatica mascotte di origine gastronomica capace di far sorridere anche gli anelli di cipolla.

Queste frasi sembreranno forse sconnesse, come potrebbero apparire forse troppo audaci alcuni passaggi dei testi delle canzoni. Ma se fate lo sforzo di prendere in mano l'oggetto CD, aprirlo, metterlo all'interno del vostro lettore, e avviare l'ascolto, tutto vi sarà decisamente più chiaro. E difficilmente non ne sarete conquistati.

Oltre al sito già indicato, potete contattare la band anche all'indirizzo mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o attraverso FaceBook. Dall'altra parte del PC troverete un gruppo di ragazzi di Sasso in gamba, che rispondono al nome di Luca Lovisetto (cantante e chitarra), Simone D'Avenia (chitarra), Daniele Raffaelli (basso) e Samuele Rossi (batterista). Con in testa un sacco di pensieri più o meno sconnessi, e con l'idea fissa che la musica possa ancora cambiare il mondo.

 

"Are you sure to love me enough? Like the queen loves her tarts:

she bakes many many cakes, but she’s always very very doubtful about her final result. "

Absolut Red - Occasion

 

Copertina Absolut Red

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

Paul maD Gang - Full Power (Un pieno di Anni '50!)

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(pubblicato sul Resto di Sasso, numero gennaio 2013)

Con il numero di dicembre direi di aver involontariamente lanciato una nuova rubrica. Quella delle produzioni musicali (ed in genere culturali) del nostro territorio. L'idea sembra piaciuta molto, e non sarebbe male cercare di renderla un appuntamento fisso.
Non so se è una nostra caratteristica peculiare, ma pare che i sassesi siano un popolo di musicisti, attori, pittori, fotografi, scrittori, divulgatori scientifici, e non proseguo l'elenco consapevole di non aver citato tanti ambiti in cui qualche nostro concittadino si è espresso con risultati appprezzabili. Anche se farei fatica in poche righe ad analizzare le componenti di questo successo, la nostra ridente cittadina è ricca di stimoli culturali, e non sempre riesce a valorizzarli come meriterebbero.
E così ho pensato di occuparmi di un'altra opera prima, anche stavolta di una band che con Sasso Marconi ha dei fortissimi legami. Parliamo di Full Power, album d'esordio della Paul maD Gang.
Forse qualcuno di voi ricorda il duo voci/chitarre formato da Paolo Roberto Pianezza e Damien Louis Rizzo, che spesso abbiamo potuto ascoltare con grande piacere in giro per Sasso e durante gli aperitivi della domenica sera del BarRumba, almeno fino a qualche anno fa...
Ora la famiglia si è allargata, e ai due pazzi, sempre malati di rockabilly e di microfoni cromati in stile crooner anni '50, si sono aggiunti il fantastico contrabbasso acustico laccato bianco con fiammate che spiccano sul nero della bravissima Francesca Alinovi, e la potente batteria dell'aquilano Ranieri Scocca, batterista senza sgabello (alla registrazione del CD ha contribuito il precedente batterista, Marcello Canuti, e, in una traccia, anche Francesco Azzariti).
Mancano un po' dalle nostre scene, perché sono ormai impegnati quasi quotidianamente in giro per la penisola (isole comprese!), sponsorizzati dalla storica birra Theresianer di Trieste. E di recente sono stati anche protagonisti di un live a Parigi al Chez Maxime, per il party di presentazione del sesto numero della rivista Toilet Paper di Maurizio Cattelan e del fotografo Pierpaolo Ferrari, di cui si sono occupati anche Marie Claire e Vogue.
Suoni anni '50, con timbriche sempre efficacissime, rese ancora più godibili dal mastering di Filippo Zecchini. Anche il libretto del CD è decisamente ad effetto, con le foto della band che si tuffa in piscina in camicia quadrettata, ad effetto country-college-retro del fotografo Daniele Sarti.
E dentro il CD, invece, cosa c'è? Una sequenza di 9 tracce trascinanti, che ripropongono grandi successi degli ultimi decenni, da Truly Madly Deeply dei Savage Garden a Born This Way di Lady Gaga, passando per Baby One More Time di Britney Spears e Everybody dei Backstreet Boys, in chiave rigorosamente rock & roll. E poi una Goodnight Moon da urlo, una scatenata Back For Good con un grande riff di chitarra, ed una versione ritmata ed infedelissima di 74-75 che le dona una nuova giovinezza.
Da segnalare, a mio giudizio, l'originalissima rilettura di Someone Like You, cover da Adele, da cui è stato tratto un video che mentre sto scrivendo queste righe si avvia a grandi passi verso le 16.000 visualizzazioni su YouTube, e la spiazzante Basket Case di chiusura, riarrangiata in versione “ballata lenta da intorto”, che ci proietta come per magia sul parquet tirato a lucido del ballo “Incanto sotto il mare” del film Ritorno al Futuro. E questo dopo che, durante l'ascolto dell'album, ci siamo inevitabilmente ritrovati seduti ai tavoloni di legno di Arnold's, mentre nell'aria si diffondono note dal mitico juke-box di Fonzie.
Questo il quadro che Francesca fa del disco: “Posso dire che è un CD nato dall'idea di voler riprendere delle hit degli anni '90 e dei giorni nostri, pop/dance, e riadattarli in versione anni'50, puntando molto sull'armonia vocale, cercando di variare lo stile e il mood di ogni brano: si passa dal rockabilly, al rock & roll, al country, mantenendo costante l'idea di armonizzare le voci e metterle in primo piano.”
Obiettivo perfettamente centrato, direi! In conclusione, credo che si possa dire che è un gran bel lavoro, che vi farà venire una gran voglia di andarli a vedere dal vivo ...e, una volta visti in azione, non si può non innamorarsi!
Intanto possiamo continuare a seguirli sul loro sito internet: http://www.paulmadgang.com.

 

Full Power Cover

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

FUORIONDA 128 - Per ogni sogno che ho

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FuoriOnda128: nascono nel 2010 a Sasso Marconi in provincia di Bologna. I tre componenti del gruppo sono "Pojo"- Giovanni Poli, dell'88, "Gatta"- Jacopo Naldoni, dell'89 e "Xela"- Alex Stortini, del '90 (genere: hiphop/rap/reggae/melodic/electro).

Questa è la presentazione del gruppo, sulla pagina ufficiale MySpace.
Per chi li conosce, sono molto di più. Lanciano rime insieme da molto prima del 2010, in varia formazione, continue evoluzioni e frequenti collaborazioni. Ci hanno regalato minuti di piacevole evasione, con qualche sfogo di rabbia e molti spunti su cui pensare, soprattutto attraverso i video diffusi mediante il loro canale YouTube negli anni scorsi. Progetti mai banali e sempre molto curati (nel 2011 si portano a casa anche un bel 2° posto ad un contest video organizzato da Il Resto del Carlino). Ormai nota a tutti è la vocazione spagnola del buon Gatta, che continuava a lanciarci rime graffianti anche dal suo rifugio sulle Canarie, e che, per quanto riguarda il nuovo album, ha accompagnato i suoi storici compagni di viaggio collaborando a Le belle ragazze, uno dei pezzi che mi sembrano meglio riusciti (“le belle ragazze le vedi solo al mattino”).
Il loro nuovo CD è uscito proprio in questi giorni, con l'evocativo titolo Per ogni sogno che ho. Un progetto molto ambizioso, che è stato presentato anche alla grande serata “HAPPY BIRTHDAY - Party Freedrink” del 16 novembre al Matis, marchiata rigorosamente “Fuori Corso”.
Si tratta di un progetto maturo, che alterna pugni nello stomaco sparati con una rabbia che trae le sue radici nella delusione con cui non siamo ahimè mai abbastanza abituati a scontrarci nella vita di tutti i giorni, a momenti melodici e quasi sognanti, quando gli amici e l'amore aprono qualche spiraglio di luce nelle nostre giornate grigie.
Il “sogno”, che compare nel titolo e in molti dei testi, è una chiave di lettura centrale per entrare nell'album. E visto che siamo per strada, nella periferia di Bologna, tra “frasi già fatte”, “finte modelle”, e “amiche che sognano uomini finti sopra una BMW”, i sogni non sono quasi mai quelli delle favole. Sono quelli di noi, comuni mortali, che si infrangono insegnandoci “la realtà delle cose”, o che dobbiamo necessariamente “difendere ancora” per trovare la forza di continuare a vivere. Ed è proprio difendendo questi sogni, ci dice la dedica dell'album, che si scrivono canzoni...
Sogni di rivincita (“a parte sta musica e i testi, le mie chances sono poche”), di fuggire via (“ho una valigia pronta e una strofa da finire / prima che sia troppa la voglia di rimandare tutto a un'altra volta”). Sogni capaci di farti volare, a dispetto del rischio di cadere. Quei sogni d'amore, che vivono di speranze di potercela fare (“baby tu sei in questo mondo il luogo dove vivrei”).
In fondo, tanti di noi si sentono sempre più spesso “quelli coi sogni giganti / sempre in ansia per realizzarli”, quelli che ...“tu non ci capirai mai”! Alienati rispetto ad un mondo caratterizzato da una logica malata, che tende a dimenticare le cose importanti in nome di un vuoto apparire.
Viviamo in tanti e sempre più spesso una condizione in cui è facile perdersi, e spesso non è così facile trovare la voglia di ritrovarsi (“cercatemi voi se io non trovo me stesso”) e in cui il senso latita.
E così è venuto fuori un gran bell'album, con la partecipazione degli amici di sempre. A partire da Gatta, rientrato dalla Spagna (non sappiamo per quanto!), per arrivare a Franco “Lesi B.” Marchioni, e a Nico Royale, altro artista sassese d.o.c., conosciuto ormai in giro per il mondo e sempre in movimento. Con contaminazioni di genere, sempre gestite con grande gusto. Attenzione alla metrica. Testi capaci di colpire.
Ci sentiamo spesso dire che per Natale dobbiamo cercare di favorire l'artigianato e il commercio a km 0, quello dei piccoli produttori vicini a casa nostra ...e perché non estendere l'invito anche all'acquisto di prodotti d'ingegno (libri, opere d'arte, musica), magari provenienti proprio dal nostro territorio? E il CD dei FuoriOnda, ad esempio, se lo merita alla grandissima!
FuoriOnda Album
Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 07:13

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