I Sogni di Peter

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Blog / Semplicemente ...la mia vita

Semplicemente ...la mia vita!

“Finito?” “No, davvero! ...appena iniziato.” (Auguri Natale 2013)

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Se qualcuno desidera acquistare la conoscenza delle cose che legge, ami;

altrimenti, colui che non ama, si accosta invano per ascoltare o leggere i versi d’amore,

perché un cuore gelato non può comprendere delle parole di brace.”

(S. Bernardo, Serm. in Cant. 79)

 

Mentre gli odori dello zenzero invadono le stanze di casa mia, mi accingo a scrivere qualche riga di saluto per questo Natale e per la fine di questo strano anno.

Lo zenzero, che per me come per Elio “significa Natale” (e che ho il piacere di aver contribuito a sdoganare in Italia in collaborazione con i biscottini dell'Ikea), ha richiamato la mia attenzione su una serie di elementi ovvi, che mi stavano però sfuggendo: tra luci e caos nei Centri Commerciali, tra presepi e preparativi per la Festa Sotto l'Albero, Natale sta arrivando, e sarà senza dubbio un Natale diverso. L'anno “in cui sono stato disoccupato” sta (speriamo) finendo, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. E non si può non fissare qualche impressione cercando di improgionarla in qualche riga, per aiutarmi a ricordare che ogni fine segna un nuovo inzio, e che dietro ogni lacrima spesso arriva un sorriso a farla evaporare.

Una volta ho letto da qualche parte che “una grande serata si misura dai ricordi che ne rimangono”.

In fondo è una variante “notturna” della considerazione che fa Pieraccioni alla fine de I Laureati: “I giorni indimenticabili della vita d'un uomo sono 5 o 6 in tutto. Gli altri fanno solo volume.”

Cosa rimane di questo strano, pazzo e bellissimo 2013?

Un anno senza lavoro, come ho già detto. Ma non senza impegno. In cui piangere qualcosa che finisce (perchè piange anche chi parte, anche quando lo fa per sua scelta) e festeggiare qualcosa di meraviglioso che inizia.

Credo che sarà l'Anno della Fenice, nei miei ricordi futuri. Come mai nessuno dei 36 che l'hanno preceduto... L'anno della rinascita, passando per il fuoco del Triskell di Bondeno, l'acqua di un piccolo ruscello vicino a Vidiciatico, e l'aria abruzzese intrisa di profumo di arrosticini e di mosto di Montepulciano. L'anno della birra, tanta birra, quasi sempre ottima e sempre bevuta in ottima compagnia.

Iniziato con la fine di un lavoro che mi aveva prosciugato senza davvero lasciarmi molto, per finire con una nuova speranza di stabilità e serenità per il futuro. Facendo quello che mi piace in un posto che mi piace.

Sarebbero tanti, come sempre, i grazie da dire quest'anno. Grazie anzitutto ai miei genitori, senza i quali questi mesi da disoccupato sarebbero stati decisamente più sofferti (in questa Italia dove non c'è sussidio di disoccupazione per chi ha lavorato in proprio, anche quando ha versato i contributi). Grazie agli amici, vecchi e nuovi, che mi sono stati vicini e hanno cercato di capire che la vita di una persona può essere variamente più complessa di quello che spesso appare dall'esterno (chi non ha fatto questo sforzo neppure una volta durante l'anno, cordialmente, che si fotta, anche se è Natale), riuscendo a “perdonarmi” anche quando ho deciso di cambiare un po' aria e di cambiare qualche vecchia abitudine. Grazie ai miei compagni di avventura Luca e Giacomo, e soprattutto all'inossidabile Eugenio, perché questa lunga e non sempre facile esperienza amministrativa è stata così importante principalmente grazie a loro e grazie alle cose che abbiamo fatto realmente insieme, ponendo le basi per un bellissimo progetto. Grazie ai miei soci Carla e Done, con cui è sempre un piacere fondere creatività e carismi. Grazie al mio Presidente per eccellenza, a Danilo, vero motore delle nostre amate Nuvole. Grazie a Berna, compagno di viaggio da una vita, e in bocca al lupo per i suoi grandi progetti! Grazie a Markus, in nome dei tanti giringiro di questa lunga estate, e in bocca al lupo ad entrambi, nella speranza che ci aspetti un grande futuro. Grazie a Giovanni, il mio futuro capo, a Roberta, a Stefano, e a tutta la loro bellissima Azienda, che mi sta dando una bellissima opportunità. E grazie anche a Joseph, il mio insegnante di inglese, con cui in due mesi ho fatto più strada di quanto ne avessi mai fatta in tutto il resto della mia vita.

E, last but not least, grazie a te, Simo, che hai vissuto uno dei momenti più strani (e talvolta tesi) della mia vita. Grazie per esserci stata, per aver avuto pazienza, per avere affrontato alcuni momenti davvero duri, per averci creduto. Perchè l'inizio non è stato facile, anche se è stato comunque bellissimo. I nostri progetti sono ambiziosi, e gli sforzi per realizzarli assolutamente “importanti” ...ma credo davvero che siamo partiti con il piede giusto.

E di sicuro quella sera, ormai lontana quasi 8 mesi, in cui le nostre labbra si sono avvicinate le une alle altre per la prima volta, dentro la nostra piccola Fiesta Blu, quasi per festeggiare insieme un dolce silenzio con un sorriso appena dischiuso, sarà una di quei rari momenti destinati a non fare semplicemente volume all'interno del computo dei giorni delle nostre vite...

Buon Natale a tutti ...e che il 2014 vi porti esattamente la novità di cui le vostre vite e le vostre anime hanno bisogno...

...e Buona Vita, ovviamente! YAWPPPPPPPPP...

andrea.prof

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Agosto 2014 09:29

Sasso Marconi, lunedì 4 febbraio 2103

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Il countdown oggi segna 0. In realtà sono ormai 3 giorni che segna 0. Ma lo guardo solo oggi per la prima volta. Da venerdì a stamattina ho staccato la spina su tutte le questioni lavorative. Lo avevo fatto partire circa 2 mesi fa. Poco prima di Natale, direi. Dopo che, a metà novembre avevo preso la decisione di dimettermi.

6 anni passati a fare il subagente di assicurazione. Un lavoro che probabilmente non è mai stato mio. Ma che mi lascia, fortunatamente, anche qualche bel ricordo e tante nuove relazioni, oltre ad una diffusa sensazione di amarezza. Di progetto fallito. Di aver toccato con mano una delle cause di stagnazione della nostra martoriata Italia.

La mente torna a 6 anni fa. Quando l'attività della piccola SRL che avevamo messo in piedi con un grande sforzo stava andando a rotoli. Finanziamenti ridotti, tempi di pagamento allungati, contratti di gestione in discussione: meno soldi con la pretesa di fare le stesse cose. Ritornello già sentito.

E quindi, sfruttando un'opportunità inattesa, di quelle che la vita ogni tanto ti mette davanti, avevo deciso di “cambiare aria”. Con la speranza che fosse arrivato il tempo di un lavoro un po' più regolare, e di guadagni un po' più stabili. Il lavoro regolare c'è stato, con i suoi pregi e i suoi difetti. E pure i guadagni si sono stabilizzati, anche se decisamente al di sotto delle mie aspettative. Non era fondamentalmente cambiato nulla: qualche serata e qualche week-end libero in più, in cambio di qualche mal di pancia in più. E di un po' di noia.

Nei primi giorni di dicembre, dopo che avevo già dato le dimissioni, mi è capitato di sfogliare l'agenda e di trovare questo appunto, sulla data del 21 dicembre 2012 (la fine del calendario Maya, con conseguenti timori goliardico-millenaristici): “Se il mondo non è finito e non mi sono ancora arricchito, mandare a fare in culo il mondo dell'Assicurazione!”. Scritto di mio pugno. Non so quando. Forse un anno fa, quando la voglia di fuggire si era fatta incontenibile. Forse più. Di certo è l'ennesimo segnale di conferma: 6 anni era il termine massimo ragionevole per fare un bilancio tra aspetti positivi ed aspetti negativi. Abbastanza per dire di averci provato seriamente, abbastanza per pretendere che il noviziato fosse finito, abbastanza per pretendere qualche soddisfazione in più. E così sarebbe andata, con buona probabilità. Se non ci fosse stata la crisi. Ma le crisi ogni tanto accadono, e raramente pubblicano avvisi con grande anticipo.

Forse non siamo una generazione destinata alla stabilità, almeno nei grandi numeri. O forse la stabilità come la intendevano i nostri genitori o i nostri nonni non fa più parte di questo mondo. Con buona pace di chi ha le spalle un po' più larghe, e può fare finta che il lavoro non sia importante (“Farei qualunque cosa pur di evitarmi la noia dell'ufficio...”, dice dall'alto dei suoi 41 anni con aria radical chic, come se i suoi 2.500 euro da lavoro dipendente non esistessero), che la famiglia non sia importante (“In fondo, l'unico problema è trovare compagnia per la notte di tanto in tanto...”, mostrando un'evidente confusione tra famiglia e sesso), che la casa non sia importante (“Basta poi un tetto sulla testa ...che dico un tetto? Una roulotte, una tenda...”, frase pronunciata sul divano massaggiante davanti alla TV da mille mila pollici, subito dopo le lamentazioni per l'IMU versata). Con buona pace del Presidente del Consiglio che scherza sulla monotonia del posto fisso, o del suo ministro lacrimoso che bolla i giovani come “choosy”, dopo aver ben piazzato figli e familiari vari si intende. Mentre sotto i loro occhi si consumavano le peggiori porcate bancarie ed assicurative che la storia d'Italia ricordi.

Dopo esserci sorbiti tutte le cosiddette “riforme” della scuola italiana (quanto si è abusato di un termine tanto nobile per indicare la sperimentazione da laboratorio!), di ogni ordine e grado, dopo aver subito il proliferare di divieti folli e l'incapacità di controllare demandata sempre ad altri, certi fin da fanciulli di subire le nefaste conseguenze della riforma (ancora questa parola magica...) delle pensioni ...come potremmo pretendere una vita lavorativa regolare?!?

Difficile immaginare una via d'uscita, parrebbe. Ma sono certo che ci sia.

Prima di ogni altra cosa, credo che si debba operare una riforma etica profonda, che riguardi i comportamenti di ciascuno di noi. Dobbiamo recuperare una dimensione morale, nel senso nobile, non svilente, del termine. Maggiore consapevolezza di quello che facciamo, del perché lo facciamo, e di quello che siamo intenzionati a sopportare da parte di altri.

Sono stanco di quelli che confinano la morale alla vita privata, quasi fosse un lusso da fine settimana o da vacanze in Sardegna. La cosiddetta “sospensione del giudizio” viene usata in senso più utilitaristico che fenomenologico. Morale ciclico-mannara, simil-paracula. Mi spiego meglio: sono stanco di chi dice “io sono una persona onesta, anche se per lavoro mi tocca inculare la gente”. Perché abbiamo sempre più l'impressione che la moralità sia qualcosa che non riguarda le 8 ore della giornata lavorativa? Non capendo che è un po' come quando i gerarchi che facevano sparare sulle persone disarmate per strada si facevano poi fotografare con la moglie e i figli paffuti i stile “Famiglia Cuore”, o come quando ci fanno vedere i capimafia che fanno la Santa Comunione in Chiesa durante il giorno del Signore. Sveglia! Quasi tutte le scelte sono anche etiche. La morale non va in vacanza quando eseguiamo ordini o obbediamo a direttive, sia in guerra che per lavoro.

E' vero che la società in cui siamo, la televisione che guardiamo, i politici che ci governano, ecc... spesso ci convincono che dobbiamo abbassare il tiro. Che dobbiamo accontentarci e non farci troppe domande. Che, in fondo, un “buon guadagno”, qualunque cosa si intenda, merita qualche “pizzico sulla pancia”, che sempre più spesso equivale ad una vergognosa narcolessia della coscienza.

Smettiamo di illuderci. Se ti vendo una fregatura, non basta l'alibi che sul mercato non ci sia poi tanto meglio, che “se non lo inculi tu, si farà inculare da qualcun altro”. Quando impegno tutte le mie forze intellettuali per convincerti, o, come dicono i manuali, per “superare le tue obiezioni”, probabilmente ti sto rompendo i coglioni e sto indirizzando ad un obiettivo sbagliato la mia intelligenza. Quando ometto dettagli scomodi che potrebbero farti venire dei dubbi sull'acquisto, sto rinunciando alla mia funzione di consulente.

A questo punto, scusate il lungo delirio, forse può esserci bisogno di fermarsi a pensare, e cercare di capire se fare qualcosa che sia un po' più in consonanza con le nostre aspirazioni. Qualcosa che ci faccia sentire un po' più a nostro agio con noi stessi.

E così ho deciso di abbandonare la nave, che oltre tutto mi sembrava inoltrarsi verso cattive acque. In zattera verso l'ignoto, con l'unico vantaggio di non avere con me una tigre del Bengala. Senza grosse certezze sulla rotta da seguire o sulla destinazione. Ma almeno libero!

Sto mandando in giro il mio curriculum come non ho mai fatto prima. Vorrei raggiungere tutti i teatri, i musei, le fondazioni culturali. Non mi dispiacerebbe mettere la mia esperienza di organizzatore a disposizione della costruzione e gestione di pacchetti turistici, culturali, enogastronomici. Se c'è qualcosa che so fare, è a disposizione di chi si preoccupa di rendere questo nostro mondo un po' migliore. Ma non mi sono posto quasi nessun limite.

La situazione in sostanza è: “Astenersi assicurazioni e banche. Mentre con i perditempo, almeno in questa fase, un caffè e due chiacchiere posso ancora investirle!”

Mi sembra utile, a questo punto, più a me che a chi legge, probabilmente, riportare una sintesi quasi letterale delle 8 regole enunciate da Beppe Severgini in Italiani di domani. Forse non esaustive per i numerosi problemi del nostro amato Stivale, ma comunque un gran bel programma da cui ripartire per risolverne una buona parte:

  1. NON ASPETTARE. La festa è finita. Con buona pace di chi non c'era.

  2. NON TEMERE. L'Italia è un paese naturalmente conservatore, ma non tutto è da conservare.

  3. NON PIAGNUCOLARE, ma sforzarsi di slegare l'Italia dai suoi lacci

  4. NON TACERE. L'orgoglio nazionale è necessario, ma questo non vuol dire difendere l'indifendibile.

  5. NON NASCONDERSI. Trasformare i bei gesti in buoni comportamenti.

  6. NON ILLUDERSI. Noi cittadini chiediamo procedure snelle, ma dovremmo avere l'onestà di non approfittarne.

  7. NON AGITARSI. Un paese dove si evade tanto, si ruba troppo, si produce poco, si lavora male, si complica tutto e non si cresce per nulla, non ha futuro.

  8. NON FERMARSI. Don't stop thinking about tomorrow.

Il 2013 è appena cominciato ...c'è tanta strada da fare, ma almeno siamo in cammino!

Buona strada e buona vita.

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Giugno 2013 12:55

Auguri a tutti!

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Un Natale parecchio anomalo, quello di quest'anno. Il mio, intendo. Ma forse non solo.
Dominato dall'incertezza. Quasi a 360°. E forse, mai come ora, quel “quasi” è davvero fondamentale per salvare il mondo. Sempre il mio, intendo.
Per impedire ai pensieri di sprofondare nel grigio.
Un po' prima della battaglia c'è quell'aria mista di attesa e di trepidazione, mentre tutti cercano di concentrarsi e di esorcizzare, ciascuno a suo modo, la paura.
La quiete prima della tempesta, si dice.
Ed è un po' con questo spirito che mi sto avvicinando a queste Feste. E mi dispiace. Tanto.
Per la prima volta, nonostante il thé caldo dagli aromi intensi, l'odore dei biscotti di zenzero e cannella, Mariah Carey a manetta, la confezione di quei pochi regali che hanno resistito alla crisi e tanti altri segni piccoli o grandi a cui ero dolcemente abituato, qualcosa non funziona.
Non è per colpa del consumismo, quest'anno. C'è abbastanza poco da consumare. Riduzione sprechi prossima allo zero.
E forse non è neppure per colpa della classica fretta che coglie tutti in questo periodo: con la fine dell'anno un'altra fase della mia vita professionale arriverà al capolinea. E non ci sono obiettivi da raggiungere con ansia. Preoccupazioni per le sorti della Compagnia. Agitazione mista ad eccitazione per le ultime corse al regalo o per gli ultimi giri di auguri. Nulla di nulla.
Quest'anno sento silenzio. Senza sapere esattamente se mi piace o no.
Le voci in sottofondo fanno solo volume. Non passa contenuto significativo.
Solo qualche sorriso, qualche abbraccio vero, e il calore della grolla che passa di mano in mano mi riportano, almeno temporaneamente, all'atmosfera che dovrebbe avvolgere questi giorni.  E forse è proprio da qui che parte il mio augurio di quest'anno.
Ritrovare, in mezzo a quell'ammasso indefinito di cose che spesso appesantiscono il senso della nostra esistenza, il significato profondo della propria vita.
L'importanza della salute. E degli affetti profondi, che sono importanti quasi quanto la prima.
Perchè è dalla comunità degli uomini di buona volontà che dobbiamo partire, per cercare di salvare noi stessi e questo nostro mondo che rotola.
Ora come in quella lontana notte di Natale...
E stavolta, forse, siamo meno frastornati da luci e colori. I nostri orecchi sono, forse, un po' più liberi dai rumori di fondo.
Forse stiamo davvero imparando a distinguere le cose importanti. E forse non è troppo tardi.
Quindi Buon Natale a tutti. Nel ritrovato calore dell'amore vero e delle sue molte manifestazioni.
E Buon Anno. Che il 2013 ci aiuti a capire cosa è davvero importante per noi. Senza farci troppo male.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Febbraio 2013 10:34

Con la vacanza in Salento ho fatto un giro dentro me

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21 settembre, come da previsioni. Anzi, ad essere precisi, è passata da poco la mezzanotte del 22. E siamo appena rientrati da quella che probabilmente ricorderò come una delle vacanze migliori della mia vita. Posti meravigliosi, gente splendida, in compagnia di una persona davvero speciale…

Vacanza? Forse, più che altro, viaggio. Un viaggio del corpo e dell'anima...

Perché sono sempre più convinto che ci siano persone che hanno bisogno di vacanze e persone che hanno bisogno di viaggiare. Ed io, con tutto il rispetto per i vacanzieri, è di sentirmi in viaggio che sento la necessità!

Stanco nelle membra per i 3.134 km e 500 metri percorsi nei 10 giorni. Ma rinfrancato nello spirito. Con il sole dentro.

...e nulla mi ha massacrato come questi ultimi 500 km che da Casalbordino ci hanno riportato a casa! Non tanto per la lunghezza, visto che all'andata ne abbiamo fatti esattamente il doppio, in tirata unica, quanto piuttosto per la direzione. Una forte sensazione di muoversi in direzione “sbagliata”. Come quando vai contro vento...

Tante le cose che abbiamo visto. Le persone con cui abbiamo parlato. I pensieri che hanno attraversato la nostra mente. I momenti che, ne sono certo, ricorderemo per sempre.

La bellissima spiaggia bianca allungata verso Punta Prosciutto e il caffè con pasta di mandorle di Specchia, Torre Pali, immersa nel mare, le serate a cucinare e a giocare con i cani del nostro padrone di casa, gli spruzzi di Acquaviva e delle scogliere davanti a Santa Cesarea, il santuario alla fine del mondo, la Masseria Selvaggi con i sui ulivi e i suoi tramonti rasserenanti, la bellissima Otranto e la bianca Ostuni, il pranzo da Cibus a Ceglie e la cena da Francesca a Matera. Matera... forse l'esperienza di viaggio più bella che abbia mai fatto.

Non ho mai creduto alla superiorità del Nord, neppure per un minuto della mia vita. Ma ho sempre visto un sacco di limiti, in tanti problemi che ero abituato a vedere soprattutto a Sud. Criminalità organizzata ed elusioni su tutto. Ma anche una certa resistenza al cambiamento e alla penetrazione della legalità. Un certo incancrenirsi dei rapporti personali e di potere.

Poi i problemi che sembravano tipicamente del Sud si sono diffusi ovunque. Con la complicità di tutti. E gli aiuti sbandierati per superarli hanno preso giri troppo strani per essere efficaci.

E adesso che l'Italia intera sprofonda nell'indolenza, nella criminalità dei notabili beccati con le mani sporche di marmellata, nella resistenza ad un equilibrio nella decrescita, nei problemi legati alla difficile congiuntura economica-politica-produttiva-culturale-cazzi-e-mazzi ...forse è ora di fermarsi davvero a ripensare ad un po' di equilibri.

Ma usciamo dai massimi sistemi, se no si rischia di generalizzare in modo abbastanza sterile.

Una serata in veranda a chiacchierare, con davanti un caffè freddo. Di fronte a me un ragazzo di qualche anno più grande di me, laureato in Giurisprudenza ad Urbino. Che ha scelto di rinunciare alla professione (“a Bologna ci sono più avvocati che cassonetti” e “da queste parti anche se hai la terra non è detto che tu sia tecnicamente ricco e che tu abbia la possibilità di aprire uno studio...”). Che ha ripreso la casa di famiglia, gli ulivi, e sta cercando di utilizzare il reddito proveniente dall'ospitalità per bilanciare gli alti e bassi delle produzioni agricole e per avere qualcosa da reinvestire nel miglioramento ed ampliamento dei servizi.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Novembre 2012 15:38 Leggi tutto...

18 x 2: la mia seconda maggior età...

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Non era bastata neppure la prima.

 

Quando compi 18 anni, non hai le idee troppo chiare su quello che ti sta capitando. Sai che prenderai la patente, che rischi di andare in galera se fai l'asino sul serio, che le Superiori stanno per finire... Poi passa qualche mese, e ti accorgi che la vita non è poi cambiata di tanto.

Dopo le Superiori, l’Università. Dopo l’Università, la ricerca di un lavoro e, per i più fortunati, l’inizio di una vita professionale, più o meno appagante. Per molti la ricerca non è mai davvero finita.

 

Ma la vita, gli amici, gli amori, la musica, i film, i libri, i viaggi ...tutto quello che conta davvero, tutto cresce con te. Con alti e bassi, come il tuo umore. Con momenti bui e improvvisi sprazzi di luce che caricano le batterie ...e a questo punto della storia, ti svegli all’improvviso che di anni ne sono passati altri 18!

Le cose fatte si sono moltiplicate. E’ passata Effettica, sono nate e cresciute le Nuvole, la nuova “casa” si sta spostando sempre più verso San Lorenzo, dal teatro sei passato in assicurazione (sigh!), sempre alla ricerca di qualcosa di diverso ...sei anche finito in Consiglio Comunale!

 

E la sera del 24 è stata l'occasione per una bellissima festa, ma anche per fare un po' il punto sulle cose successe in questi 18 anni.

 

Per festeggiare con tanti compagni di viaggio. Questo era il primo scopo.

 

Perchè gli amici sono molto di più di quello che FaceBook vorrebbe farci credere, se non ci facciamo distrarre...

 

All’interno dell’Orecchio di San Lorenzo, sabato sera, c’erano alcuni che, quando festeggiai i miei 18 anni, stavano già camminando con me. E gli elementi della nostra vita erano il secondo 92 delle 7 e un quarto, il Teatrino, la Festa della Famiglia, Vola la Notizia, Cecina e poi Bibbona, i martedì mattina al mercato e i martedì pomeriggi a vedere un horror a casa mia, le serate in giro per Sasso, con tanta cedrata e tanta birra. E’ stato bello poter ricordare un po’ i tempi in cui, invece che a San Lorenzo, ci trovavamo nel Teatrino di Sasso, riscorrendo un po’ i cartelloni e le foto dell’epoca

...ed è stato estremamente curioso vedere come, vero per tanti se non per tutti, nonostante le numerose variazioni al contorno (il luogo, la vita lavorativa, la vita amorosa, ecc.), non siamo poi tanto diversi da quando ci trovavamo a festeggiare i nostri primi 18 anni! L’età non aiuta a migliorare, ma nella maggior parte dei casi non siamo neppure troppo peggiorati.

 

Altri, tra i presenti, si sono uniti al mio cammino con il passare del tempo, per vari motivi, ma sempre con il piacere di camminare un po’ insieme. E spero di riuscire a far capire loro che stare insieme mi fa piacere, così come loro riescono a farmelo capire quasi sempre.

 

Altri ancora, 18 anni fa non erano  neppure nati, o erano nati da poco. Le loro vite hanno incrociato la mia solo in questi ultimi anni, ci siamo piaciuti, e abbiamo deciso di fare qualche passo insieme ...e da qualche anno sono una parte importantissima della mia vita.

 

Vedere tutti lì riuniti, e vedere che la serata è funzionata, è stata una grandissima emozione.

 

Vorrei ringraziare tutti quanti. Non solo per i regali, ma anche e soprattutto per la presenza e, cosa ancora più importante, per la partecipazione attiva!!!

Vorrei ringraziare quelli che mi hanno aiutato prima, quelli che mi hanno aiutato durante

...e quelli che mi hanno assistito dopo!

 

Sono grato a ciascuno di voi, e preferisco non fare nomi soltanto per la paura di dimenticarmi qualcuno sotto i tasti del PC.

Musica, sorrisi, brindisi, pizzette del mio papà e dolci della mia dolce metà.

Cosa volere di più?

Credo sia stata la mia festa di compleanno meglio riuscita.

Almeno per il momento!

Grazie, ancora.

andrea.prof

 

Foto di Gruppo Compleanno 2012

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Luglio 2012 16:36

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