I Sogni di Peter

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Blog / Regaz San Lorenzo

Parrocchia di San Lorenzo

Persone Importanti...

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Dopo un intervento dai toni grigio/neri pubblicato solo l'altra sera, ecco un momento carico!

Una vita di alti e bassi ...e, se i bassi ogni tanto affossano anche le migliori intenzioni, qualche alto ogni tanto fa tornare il buon umore e le speranze in un mondo migliore!

Siamo da poche ore rientrati dal ritiro di inizio anno con il Gruppo Giovanile Parrocchiale di San Lorenzo. Due giorni intensi. Un'esperienza bella, senza troppe riserve. Di quelle da cui torni con la voglia di replicare, presto!

La mia perplessità iniziale sul tema del ritiro era totale. Percepivo il tema della Messa come un tema rischioso (nel senso che scendere in dettaglio sulla Messa con persone che abitualmente non ci vanno presentava qualche indubbio pericolo di noia). Percepivo il gioco del tribunale tra “quelli che dicono di SI' alla Messa” e “quelli che dicono di NO alla Messa” come una pericolosa semplificazione. Percepivo il lavoro con un frate con cui non ci si era coordinati prima come un probabile elemento di insuccesso.

Anche se qualcuna delle mie preoccupazioni si è dimostrata almeno fondata (in effetti qualche sbadiglio qua e là c'è stato, e non solo tra i ragazzi, in effetti lo sbilanciamento di età, formazione, abitudini quotidiane, ecc. tra i “no” e i “sì” qualche problema lo hanno creato, in effetti il lavoro con il frate andava coordinato un po' meglio prima di partire a testa bassa), devo riconoscere che nel corso delle due giornate insieme abbiamo toccato momenti di grandissima partecipazione, di grandissima attenzione.

La sensazione è stata quella di uno staff che ha comunque saputo individuare una linea comune di lavoro (cosa non così scontata, soprattutto di questi tempi) e voluto trasmettere una comune linea guida di contenuti,  Ma anche quella di un gruppo di ragazzi che aveva una gran voglia di mettersi in gioco, di confrontarsi.

E' stato utile il lavoro nei singoli gruppi, per mettere a fuoco domande ed ipotesi di risposte.

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Gennaio 2011 21:59 Leggi tutto...

QuaderDone 04 dicembre 2009

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“una cosa tale che

chiunque udirà ne avrà storditi gli orecchi”

 

Dopo il “sì” di Maria, questa volta ci occupiamo di un'altra risposta, quella del giovane Samuele, che avrà un ruolo fondamentale nella storia di Israele. Stasera partiamo dal rapporto tra Samuele e il suo maestro Eli (e la voce di Davide ci accompagna nella lettura integrale del testo, di cui segue un piccolo estratto):

 

Il Signore tornò a chiamare: "Samuele!" per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: "Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Samuele andò a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta". Allora il Signore disse a Samuele: "Ecco io sto per fare in Israele una cosa tale che chiunque udirà ne avrà storditi gli orecchi." (Samuele1, 3, 8-11)

Una differenza tra Maria e Samuele, che è balzata subito agli occhi a tutti, è data dal fatto che mentre Maria, seppure inquietata dalla manifestazione, sembra subito consapevole di essere stata scelta come strumento dal suo Signore, Samuele non capisce cosa gli stia effettivamente accadendo fino a quando Eli non gli imbocca la “risposta giusta”.

Per un uomo in formazione (e la formazione non finisce forse mai), la scelta dei modelli e dei maestri è sicuramente una scleta fondamentale.

Ogni tanto la cosa avviene con la massima naturalezza (i genitori ci offrono un primo modello), ogni tanto sceglie qualcun altro per conto nostro (il Ministero sceglie i nostri Professori, l'assemblea elettorale sceglie il nostro Sindaco o il nostro Presidente del Consiglio), ogni tanto abbiamo la fortuna di scegliere in prima persona qualcuno con cui confrontarci per crescere.

Una delle immagini più efficaci di “maestro” che il cinema ci abbia mai proposto è, a mio parere, il professor Keating de L'Attimo Fuggente, di cui guardiamo le scene della prima lezione.

Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete sussurrare il loro monito. Avanti, avvicinatevi. Ascoltate, lo sentite? – Carpe – lo sentite? – Carpe, carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita. (Professor Keating ne L'Attimo Fuggente)

Un professore che i ragazzi non scelgono come tale, ma che qualcuno di loro sceglierà come maestro di vita. Capace di sconvolgere la vita dei suo studenti ...in alcuni casi anche troppo in profondità.

Ci sono maestri che dicono esattamente cosa fare, e maestri che cercano di indicare una strada, un metodo di ricerca. Maestri che si sentono traditi se i discepoli scelgono strade diverse e maestri che si sentono onorati se i discepoli trovano strade nuove. Difficilmente possiamo considerare un Maestro, però, qualcuno che non ci chiede nulla e che ci lascia devastare nell'ozio o che ci da come unica strada la totale passività di fronte alla vita e alle cose che accadono.

La FrancyGas (in serata veramente attiva) propone a questo proposito un grande tema. Quello della scelta degli idoli come alternativa ai maestri. Gli idoli del cinema e della musica, gli idoli della rete...

Spesso ci danno risposte geniali, che sembrano scritte esattamente per i nostri momenti di euforia o di tristezza, per i nostri amori e le nostre guerre.

Ma non dobbiamo dimenticare che, per quanto grandi siano, anche quando sembra che parlino di noi, a volte anche che parlino con noi, quasi mai riescono a rispondere esattamente alle nostre domande ...perchè per la maggior parte dei casi la comunicazione si svolge in una sola direzione. Da un maestro non è così sbagliato pretendere presenza ed interazione...

Il buon Benassi, nella calma della notte del suo studio radiofonico, sembra voler essere modello, ma anche alla costante ricerca di maestri, e ci racconta:

Buonanotte... qui è Radio Raptus... e io sono Benassi... Ivan. Forse lì c'è qualcuno che non dorme, be' comunque che ci siate oppure no, io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui... lui è uno di quelli bravi, bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be' non è vero... anch'io credo...Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. (..) Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.(...) Credo che ci ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia. Ecco, allora vedete un po' di ricaricare le vostre scorte con questo... (monologo radiofonico di Freccia, in Radiofreccia)

Ligabue sembra tirare fuori la sua bellissima Almeno credo proprio da questo monologo. Parlavamo di maestri ...beh, le canzoni di Ligabue credo che mi siano venute in aiuto in diversi momenti della mia vita ...non credo sia un mio maestro, anche se certamente è un po' tra i miei idoli (ma col passare del tempo anche il giudizio riguardante i nostri idoli diventa sempre più severo...).

L'innata esigenza di credere in qualcosa, in qualcuno (senza però piegarci a credere in Dio perchè troppo fuori moda, troppo lontano, troppo grande per essere capito, troppo difficile) finisce talvolta per non darci grandi soddisfazioni e per lasciarci con un po' di “amaro in bocca”, come capita qui:

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po', perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell' Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l'Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all'oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare... insomma, la facevo!” (...)

“Sono un po' stanchino. Credo che tornerò a casa ora.” (Forrest Gump)

Geniale! Guardate bene che non voglio dire che la corsa non sia utile a Forrest... e neppure che l'attraversamento degli Stati Uniti di coloro che lo seguono non abbia per loro conseguenze positive. A Forrest serve a prepararsi al grande epilogo. Agli altri serve sicuramente per impegnarsi e per pensare (magari anche rassodando i glutei!). Ma la cosa non ha poi tutto quel significato universale che le vorrebbero attribuire... Ed è difficile non restarci male quanco scopriamo di aver eletto a nostro maestro il primo svitato (per quanto fenomenale) che abbia deciso di mettersia correre.

Noi uomini siamo veramente stranissimi. Abbiamo qualcosa dentro di noi che ci spinge costantemente alla ricerca della Verità (che qualcuno di voi potrebbe rifiutarsi di chiamare “Dio”, ma che comunque mi sembra difficile pensare che non ci sia), al miglioramento di noi stessi e del mondo che ci circonda, e passiamo una buona parte della nostra esistenza a cercare di anestetizzare questa esigenza, a cercare miti piccoli che possiamo comodamente gestire, a stordirci per non pensare.

Prima di chiudere mi piacerebbe guardare insieme un film che parla di un giovane ragazzo neodiplomato che sceglie per sé un maestro severo e che non da nessun appello: la Natura in persona. Quella natura che l'elettricità, il cemento e le comodità a cui siamo abituati ci hanno completamente fatto dimenticare. Parlo ovviamente di Into the Wild. E della scena in cui (colgo il suggerimento della Marty) il futuro Alexander Supertramp decide di rinunciare all'auto nuova, alle carte di credito, alla sua identità, per tornare alle origini. Una scela coraggiosa, degna di tanto rispetto, ma che produrrà conseguenze assolutamente tragiche.

“Non mi servono i soldi, rendono le persone prudenti. Parafrasando quello che dice Thoreau: non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!” (C. J. McCandless/Alexander Supertramp in Into the Wild)

..il tempo è tiranno ...Chocolat lo terremo per la prossima volta.

Prima di partire per Dublino (un brindisi sarà sicuramente per voi...), vi lascio con un frammento di un'interessante omelia del nostro Santo Padre.

Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. (omelia del Santo Padre Benedetto XVI per i Vespri di inizio Avvento, 28 novembre 2009)

Buona vita a tutti...

andrea.prof

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Dicembre 2009 16:46

Un sì capace di cambiare la storia

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Domenica 29 novembre 2009 inizia l'Avvento. Siamo al “Capodanno dei Cristiani” (come hanno raccontato a Jack), al giro di boa...

Cosa rende speciale questo periodo? L'Avvento è il periodo di preparazione al Natale, che pur non essendo la festa principale del calendario cristiano, è comunque una festa ricca di significati.

L'Anno Liturgico comincia con un'attesa, si sviluppa con la nascita di Gesù e con gli avvenimenti della sua vita privata e pubblica, per trovare il suo coronamento nel memoriale della Morte e Risurrezione, a cui segue la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e la promessa del ritorno del Salvatore alla fine dei tempi.

Per prepararci a Natale, stasera ci occuperemo dell'Annunciazione, festa che la tradizione cristiana fa cadere il 25 di marzo.

La storia della Salvezza inizia con un “sì”. Il “sì” incondizionato pronunciato da una bambina prescelta per diventare la madre del suo stesso Salvatore.

Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei. (Luca 1, 38)

Le conseguenze di questo “sì” saranno importanti, non solo per lei. La storia personale di Maria sarà segnata dall'evento, e non sempre in senso positivo (“E anche a te una spada trafiggerà l'anima” dice Simeone a Maria in Luca 2, 35). Maria con il suo “sì” donerà non solo un grande profeta alle tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam), ma anche e soprattutto una speranza di salvezza per l'umanità intera. Perchè anche se, come qualcuno ha fatto notare, forse in Cina le conseguenze del “sì” di Maria non sono così sensibilmente avvertite, tutta l'Umanità è chiamata alla Salvezza attraverso il dono che le ha fatto Maria.

Annunciazione Lorenzo Lotto


Lorenzo Lotto (1528)

Ossawa Tanner Annunciazione


Henry Ossawa Tanner (1898)

Porta Chiesa Ortodossa

Porta di una chiesa ortodossa rumena che sceglie l'Annunciazione come simbolo di passaggio (non vi dice nulla, in relazione al nostro tema???)

Parlare del “sì” della giovane Maria nel nostro percorso sulle scelte assume un significato particolare: ciascuno di noi, nel corso delle sue giornate, dice dei “sì” e dei “no” capaci di cambiare la sua vita, la vita delle persone che gli stanno attorno (familiari e amici prima di tutto), la storia del gruppo a cui appartiene (band musicale, squadra sportiva...), la storia del suo pese, città, nazione ...forse qualcuno di noi potrebbe essere prima o poi in condizione di poter/dover decidere delle sorti del mondo.

Per questa serata vedremo di dare un'occhiata alle situazioni che nel cinema ci hanno parlato di “scelta”, di dire “sì” o “no” alla vita e ai problemi che la vita ci pone.

Queste le mie suggestioni:

  1. Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete una lavatrice, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?” (Trainspotting - Mark Renton)

    Il film è uscito per i miei 20 anni. A molti era sfuggita una cosa, che ho colto solo riguardandomelo: non si tratta di esaltare la “scelta di non scegliere” come una possibilità di scegliere ...il protagonista è perfettamente consapevole che sta scegliendo “di non scegliere LA VITA”, anche se la “vita” nel suo caso sembra avere più connotati negativi che positivi...

  2. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. (Matrix - Morpheus)

    Le due pillole sono, almeno per quanto mi riguarda, una delle rappresentazioni più efficaci della scelta, tra quelle che possiedo nel mio immaginario filmico. Abbiamo provato a citare altre scene di film che rappresentino il momento di una scelta... Sono venute fuori un sacco di suggestioni interessanti a cui credo che attingeremo presto: la rinuncia all'auto di “Into the Wild”, la scena della caduta delle ceneri della madre in “Chocolat”, la scena dell'ascensore e del rapinatore di “SpiderMan”, la scelta di fermarsi dopo la lunga corsa in “Forrest Gump”, la scelta di dare fuoco al cinema in “Bastardi senza Gloria”, ecc...

  3. TRAMA (da Wikipedia): Lasciato dalla moglie da tre anni, dopo un matrimonio di soli sei mesi, Carl Allen è caduto in una profonda depressione, dalla quale non riesce ad uscire. Sul lavoro vivacchia, salvato da un capo un po' strambo, e agli amici dà continui bidoni (al punto di non partecipare alla festa di fidanzamento del suo migliore amico), nonostante le loro tenaci dimostrazioni di affetto. Incontra per caso un vecchio amico, che non vedeva da tempo, che lo spinge a partecipare a un convegno sull'autostima, la cui chiave di volta sta nel dire sempre un incondizionato "sì" ad ogni cosa la vita proponga. Per esempio, appena terminata questa assemblea, un barbone chiede gentilmente a Carl un passaggio in macchina, l'uso del suo cellulare e tutti i soldi che ha in tasca.

    Un film estremamente divertente che parla di una conversione dal “no” al “sì” molto drastica. Come ci viene dimostrato, anche la scelta di dire sempre di “sì” non è una gran scelta (forse è più un'autocostrizione!) e non sempre riserva delle sorprese gradevoli. La scena che abbiamo visto, quella in cui Carl partecipa al convegno sul “sì”, a metà tra tecniche di costrizione psicologica e chiesa new-age, ci ha fatto sorridere e pensare. Spero che ciascuno si sia portato a casa qualcosa della nostra chiacchierata.

Il tempo è tiranno. Sono arrivate le 22.00 ed è ora di andare a prendere il nostro solito thè.

Mentre ci salutiamo e sistemiamo, ci lasciamo accompagnare dal montaggio del monologo di Danny De Vito sui titoli di coda del film The Big Kahuna, nella versione diffusa qualche tempo fa da Radio DeeJay.

Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.

I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo

di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo,

passare la vernice sulle parti più brutte

e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta.”

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Novembre 2009 18:20

Le Radici e le Ali ...parlandone con mamma e papà!

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Solo una suggestione, tanto per rompere il ghiaccio.
Un testo di Finardi, bellissimo, con un padre che parla ad un figlio.
“...e c'è una sola cosa che io posso fare / è di nutrire i tuoi sogni e poi lasciarteli realizzare (…) / E se ci riuscirò / un giorno sarai pronto a volare / aprirai le ali al vento / e salirai nel sole / e quando verrà il momento / spero solo di ricordare / ch'è ora di farmi da parte / e di lasciarti andare”.
Un proverbio indiano: “I genitori danno due cose ai figli: le radici e le ali".
Di suggestioni ne avevamo preparate tante altre, da Gibran, dal Vangelo, dall'esperienza quotidiana di ciascuno di noi... Ma non c'è stato bisogno di nient'altro per innescare il confronto, la discussione.
E così io e Done, figli di ormai vecchia data, ma ancora non padri, ci siamo trovati a fare da moderatori in una gran bella chiacchierata, che a noi ha lasciato tanto, e che speriamo sia stata utile anche a quelli che hanno partecipato, anche solo da uditori...
Non c'è stata pedagogia teorica. E non c'era l'intento di insegnare a nessuno come si educa o non si educa un figlio.
Si è trattato di un'occasione utile per parlare un po', come in effetti forse non siamo più abituati a fare...
Una carrellata di considerazioni assolutamente pratiche su rispetto e responsabilità, su diritti e doveri. Sull'importanza di saper rispondere delle ragioni delle proprie scelte. Sul delirio di onnipotenza proprio dell'adolescenza e sull'esperienza che rischia di assolutizzarsi anche troppo dei genitori. Sulla libertà e sulle regole (un argomento di cui abbiamo già parlato più di una volta!!!).
Abbiamo attraversato tanti campi. Dal “viaggio” verso la scuola superiore, al confronto con le nuove compagnie, alla partecipazione a scioperi e manifestazioni. Abbiamo cercato di focalizzare il momento in cui le idee del figlio non sono più le stesse della famiglia (grazie a Moreno per la riflessione!). E questa volta stiamo parlando di “Idee” con la “I” maiuscola: la politica, la morale ...la separazione su questi temi rischia di essere fisiologicamente un po' più conflittuale che in altri campi...
E i genitori si sono trovati a riflettere anche sulle loro paure. La paura del confronto. La paura di non essere modello adeguato. La paura di vedere il carattere del figlio o della figlia dissolversi nel branco, in fuga da ogni “individuazione”. E temi come le droghe, il sesso, l'alcool sono stati solo accennati (e meriteranno sicuramente almeno un altro incontro), ma erano un po' sullo sfondo di tante cose che ci siamo detti.
I figli, un po' più intimiditi dalla presenza dei genitori di quello che avremmo pensato, ci avevano comunque affidato importanti “messaggi nella bottiglia”, importanti domande (oltre a quelle, ovviamente, che sono state poste in modo diretto durante l'incontro) ...voglia di più fiducia, di più disponibilità a confrontarsi su di un terreno neutro non troppo arroccato sui ruoli, voglia di sapere come si riconoscono le persone che meritano fiducia, come si trova l'anima gemella, come ci si trova a decidere di mettere al mondo un nuovo individuo. Voglia di confrontasi sui criteri con cui quotidianamente scegliamo come agire. Voglia di piacere senza dover “recitare per piacere”. Richiesta di radici più profonde e ali più robuste...
Tutte cose che speriamo continueranno ad appassionare il confronto sia in separata sede (ciascuno attorno al tavolo di casa), che in nuove occasioni di confronto in gruppo.
Ed è stato bellissimo vedere i gruppetti mescolati di genitori e di figli continuare ad approfondire alcune cose anche durante il tè di saluto finale, mentre le fette di ciambella girava tra i presenti.
Forse parlare è ancora di qualche utilità ...e forse si può parlare ancora in modo diverso da come ci mostra la televisione!
Non dimentichiamoci della nostra bella serata.
Grazie a tutti.

andrea.prof

qui il testo che abbiamo utilizzato

Le Radici e le Ali

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"Amico è con chi puoi stare in silenzio."

(Camillo Sbarbaro)

L'incontro di stasera è stato davvero molto forte.

Credo che mettersi davvero in gioco sia condividere anche le proprie preoccupazioni, le proprie ansie, i propri piccoli e grandi dolori.

E vi ringrazio della chiacchierata: spero vi sia stata utile (come, vi assicuro, è stata utile a me...)

Se qualcuno vuole, da questo link si può scaricare il testo che abbiamo usato stasera, con le correzioni del caso.

Buona notte...

 

andrea.prof

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Novembre 2009 17:36

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