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Memorie di un gruppo di avventurieri

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Memorie di un gruppo di avventurieri

La cui fama arrivava ovunque

Ancor prima di loro

 

 


Opera a 5 mani, composta in onore dell’arciduca

Stefano Leopoldo di Karameiokos

 

Buonasera a voi giovani avventurieri che ignari del pericolo e delle terribili creature che vivono nell’ombra, vi siete gettati i capofitto nella magia. Prima di vedervi cadere nel vano tentativo di imitarmi voglio invitarvi a tornare indietro, finche siete ancora in tempo, prima che…

 

Prima o poi devo ucciderlo. Non sopporto chi mette mano alle mie carte, soprattutto se quel qualcuno è il mio “fido” (che non è un cane) capitano. Da quando disgraziatamente io e il mio compagno lo assoldammo, non ha fatto altro che rompere i coglioni a tutti. Addirittura è riuscito a rovinare l’inizio di quella che sarebbe potuta divenire la più grande opera di tutta la storia.

Vabbè, ormai il danno è fatto non mi resta di fare altro che raccontare…

Intanto mi presento, mi chiamo Cabala della Luna, nome sborone, vero(?!?), sono barone, forse arciduca, ma in verità faccio il traghettatore (molti dicono abusivo, ma sono tutte dicerie: il permesso l’ho portato con me in un mio recente viaggio, la chiatta si è scapottata e si è distrutto, ahimè). Il capitano di cui orora vi parlavo è Findus, figlio di un produttore di pasta dentifricia. Quel bastardo, oltre aver scritto l’incipit della nostra storia, si è anche permesso di rubarmi l’oro necessario per farsi la plastica. Personalmente lo trovavo molto più attraente con la barba bianca, e non con quel visino da supereroe che ha adesso. Se era per lui avrei dovuto vendere il mio galeone “Il Peschereccio Azzurro” per acquistare una nave volante, ma non mi sono fidato delle sue parole (“…con quella si che rimorchiamo qualche bella giovane halfing!…”). Quel perverso!

Cecidere manus.

 

 

A certa gente dovrebbero togliergli il diritto di prendere in mano una penna (d'oca, ovviamente).

Nei testi letterari "cecidere manus" significava che l'autore non aveva avuto la possibilità di porre termine alla sua opera, ma chissà in questo caso perché le mani di Cabala sono cadute. Forse saranno giunti nuovi clienti alla sua chiatta, forse sono improvvisamente sorti piacevoli impegni galanti. Ma è molto più probabile che si sia stancato di scrivere, attività troppo nobile per un nobile troppo recentemente acquisito, e se ne sia andato in giro per il paese a svuotare le tasche dei signorotti.

Già tempo fa questa cosa gli costò caro …e fu la più grossa fortuna della sua vita.

Era un ladruncolo di strada, non ancora iscritto a nessuna gilda dei ladri, e Stefano Leopoldo era appena salito al trono granducale di Karameikos, dopo che suo padre se ne era fuggito al sud con una ballerina elfica. Cabala si divertiva, per fare pratica, a perquisire le tasche di tutti coloro che giravano ben vestiti per La Soglia. Se aveva fame li svuotava anche, ma si trattava soprattutto di una palestra, per potersi presentare un giorno all'Università dei Ladri a dare l'esame di Borseggio e Frode e laurearsi in Truffe Plurimorfe.

Mentre faceva questo gioco si imbatté in un orchetto vestito di velluti blu, una bestemmia agli occhi del buon gusto. Si avvicinò a lui, gli perquisì le tasche, lo alleggerì di alcune monete d'oro e di una pesante catena con un simbolo strano disegnato sopra e volle strafare: gli infilò una mano sotto il corpetto e gli slacciò la cintura di cuoio che sosteneva gli spessi bragoni di velluto.

L'operazione riuscì, nel senso che i pantaloni vennero slacciati e lasciarono il bitorzoluto membro dell'orchetto pendulo sotto le occhiate schifate dei passanti, ma la vicinanza di Cabala nel momento dell'apertura del sipario insospettì l'adamitico mostriciattolo e procurò a Cabala un brutto incontro con la sua mazza.

 

Quando riprese conoscenza Cabala era all'interno di una cella: conosceva bene l'odore di muffa misto a piscio e il sottofondo di gemiti e di brontolii. Anche troppo bene.

Appena sveglio si guardò intorno. Un umano dalle dimensioni imponenti se ne stava seduto sul letto con lo sguardo disperso nel vuoto, fissando il muro un metro sotto la presa d'aria della cella.

Un elfo e un altro umano stavano giocando a carte seduti per terra, senza troppo entusiasmo.

Nella cella a fianco c'erano un nano che girava sbuffando avanti e indietro, tirando ogni tanto corti calci ai piedi della sua branda, e un altro umano intabarrato in un mantello nero, chino su un grosso libro di cuoio.

"Dove sono finito? Al dopo lavoro della gilda del porto?" chiese Cabala accarezzandosi la nuca.

"Il bambino si è svegliato." La voce del nano era già alterata. Fermò la sua continua passeggiata avanti e indietro e guardò l'esile corpicino umano del ladro.

"Senti chi parla … in piedi faresti fatica a farmi una pompa!"

Il nano balzò in piedi e si attaccò alle sbarre che dividevano le due celle sbraitando qualcosa su quello che gli avrebbe fatto se gli avesse messo le mani addossò. Qualcuno fece notare che con le sue mani poteva sì e no abbracciare il ginocchio di una persona normale, e questo ebbe l'effetto di farlo incazzare ancora di più.

"Calmati gigante, se no ti verrà un colpo." l'elfo aveva smesso di giocare a carte e si stava dirigendo verso il nano "Non ci siamo già visti da qualche parte, piccola montagna di lardo?"

Il nano era già arrabbiato per le parole del ladro. Sentire un elfo che si burlava del suo aspetto lo mandò in bestia.

"Datemi un coltello che faccio una strage! Basta anche un coltello da cucina per scaraventare nell'Ade queste due femminucce!"

"Non mi riconosci Taranis, grosso imbecille rugoso. Sono Eldan, tuo fratello."

Il nano si placò di colpo. Ma alla notizia si agitarono gli altri componenti dell'allegra compagnia: "Fratelli? Non c'è qualcosa di anomalo?" la voce dell'uomo col libro era serenamente preoccupata.

"Vi siete mai accorti di non essere proprio …uguali?" era l'umano che giocava a carte con Eldan.

"E' una storia lunga" rispose l'elfo "tanto lunga che questa testa cava pare si sia dimenticato di me!"

I due si scambiarono un abbraccio.

Da quel momento il clima all'interno della cella divenne più conviviale e si approfittò dell'occasione per presentarsi agli altri. L'uomo col libro era un chierico, assai anomalo in verità visto che sotto la copertina di cuoio che sembrava celare un breviario serbava disegni tutt'altro che morali raffiguranti fanciulle elfiche in pose compiacenti, e il suo nome completo era don Fideiussione Batman (della dinastia dei Biffi, ovviamente).

L'uomo che aveva giocato a carte con Eldan, il cui nome completo, ormai che siamo in argomento era Eldan Gil-Eriador dei Marlock (ramo cadetto della casata degli Handor), si chiamava Axel ed era stato un membro della guardia granducale.

Anche la montagna collassata sul letto era un guerriero, ma il rapporto tra mole fisica e cervello era uguale allo stesso rapporto calcolato su di un bambino di 6 anni e questo andava nettamente a dispetto del suo cervello. Si chiamava Farandis, e nessuno riuscì a capire esattamente chi fosse e da dove venisse.

Cabala e Eldan, tanto per passare il tempo, cominciarono a fare con lui un gioco curioso: approfittarono del fatto che il gigante stesse impiegando tutte le sue energie mentali per dire il suo nome e per parlare un po' di sé per mettersi seduto ai suoi fianchi. Il gioco consisteva più o meno in questo: Eldan metteva un pugno di sassolini dentro le sue tasche, Cabala gliele svuotava un po' alla volta, tutto ovviamente senza che Farandis si accorgesse  di nulla.

Poi, come tutti i giochi, anche questo dovette finire per non procurare ad entrambi un'orchite fulminante, e i due preferirono mettersi a parlare con gli altri del motivo per cui erano stati rinchiusi in quelle celle.

Il chierico era stato sorpreso in atteggiamenti equivoci in compagnia di una delle sacerdotesse del chierico Zanzer, padrone delle celle di cui erano tutti ospiti (in realtà solo un vegliardo rincoglionito come Zanzer poteva ritenere quel groviglio umano che aveva sorpreso all'interno del confessionale un "atteggiamento equivoco"!).

Di Cabala sappiamo già il motivo per cui egli si trovava lì, ma quando a conoscerlo fu la Compagnia tutti proruppero in grasse risate: che il capitano delle guardie del Gran Sacerdote fosse stato spogliato sulla pubblica piazza era un evento tutt'altro che ordinario.

L'elfo aveva truffato il mago di corte, insegnandogli a produrre una miracolosa pomata capace di triplicare le emorroidi su cui veniva applicata. Il problema era stato che il culetto destinatario del farmaco era stato proprio quello di Zanzer.

Il nano era stato assoldato per adornare le gallerie del castello del Sacerdote, e, quando si sentì rifiutato il compenso per il proprio lavoro, cominciò subito ad arraffare alla meglio i preziosi sparsi per il castello. Alle guardie non piacque più di tanto che lui lasciasse il castello con un enorme sacco nero sulle spalle…

Ad Axel, rinchiuso perché faceva parte di un ambasceria mandata dal Granduca per alcune voci riguardati un chierico di provincia con alcune ambizioni imperiali, la prigione cominciava a stare un po' stretta. "Siamo tutti uomini d'azione. Usciamo, uccidiamo il perfido Zanzer, arraffiamo tutto quello che riusciamo a portarci dietro e ci presentiamo dal Granduca con la testa del suo nemico. Tanto oro e un nuovo lavoro per tutti. Potremmo anche diventare i solutori di grane ufficiali del Granducato!"

"Basta!!!" la voce potente del gigante aveva interrotto le risate del gruppo. Farandis si alzò di colpo e incominciò a guardarsi attorno. "Chi mi sta rovistando nelle tasche?" Si guardò intorno con aria sempre più inebetita. "Forse stato tu?" disse indicando Eldan.

"No, no. E' stato lui!" rispose l'elfo indicando Cabala, che per qualche secondo se la vide davvero brutta.

"Calmo, montagna." Intervenne il nano " A parte che tutto questo è successo almeno tre ere geologiche fa, poi vieni qua con noi e dacci una mano ad uscire di qua".

Il guerriero si avvicinò e porse la mano al di là delle sbarre, sorridendo. "Mano…"

"Sì, va bene …mano." Tutti si chiesero cosa avesse fatto per meritarsi la cella. Forse si era seduto su dieci orchetti della guardia di Zanzer?

 

Il piano concordato fu semplice: scesa la notte, si sarebbe attirato con una scusa qualunque l'hobgoblin carceriere e Farandis, nascosto al di fuori del cono di luce lunare proiettato dalla finestrella, lo avrebbe strangolato con le sue manine. Poteva funzionare.

Infatti così andò.

A ricordo dell'impresa rimase soltanto un hobgoblin con gli occhi fuori dalle orbite steso sul pavimento della cella.

Anche con Zenzer le cose non andarono molto diversamente da quello che si era programmato. Solo il povero Axel cadde gloriosamente sul campo, per dare agli altri il tempo di massacrare di botte il perfido chierico.

A corte vennero ricevuti con grandi onori, coperti d'oro e circondati di fameliche nobildonne desiderose di assaggiare il sapore dell'avventura (e di verificare sul nano ciò che si raccontava della sua genia).

Quella fu la prima azione di un gruppo di avventurieri destinato a diventare davvero il braccio armato personale del Granduca Stefano Leopoldo, che si servì di loro per risolvere tutte le grane che, con grande frequenza, piovevano sul suo territorio.

A ciascuno di loro venne assegnato un piccolo possedimento nei pressi di Kelven. Farandis costruì un piccolo maniero in via Elwin l'Ardente (così battezzata per ricordare una sanguinosa campagna).

Cabala varò la sua chiatta su cui vive tuttora, col nome di "Nella Vecchia Fattoria" (IA IA OH), mentre l'elfo preferì stabilirsi in una piccola casa colonica in legno, paglia e muratura a cui diede il nome di Boccadirio (nome di una mitica località in cui tutti desideravano andare).

Don Fideiussione abitava invece ad Heaven, in paese, in una piccola abitazione adibita anche a tempietto, dal curioso nome "Brunelleschi?", quesito fondamentale della fede professata dall'originale chierico.

La storia di questo gruppo è molto intricata: è piena di sacerdoti gay, di affamati animali preistorici, di caecilie, di uomini scorpione destinati a vedersi piovere nella loro dimora ogni schifezza possibile ed immaginabile, di amicizie influenti con gli immortali, di trogloditi laureati, di pozioni blu e di incantesimi "cacca e piscia con chiavistello magico sulle braghe del nano".

Ma tutte queste cose fanno parte di altre storie, ed è meglio che altri ve le raccontino.

 

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